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Telegiornaliste anno II N. 42 (74) del 20 novembre 2006


MONITOR Laura e Silvia Squizzato, due gemelle all'avventura di Giuseppe Bosso

Laura e Silvia Squizzato sono nate a Brescia il 17 febbraio 1975. Giornaliste pubbliciste dal 1994, laureate in lettere antiche, hanno lavorato a Teletutto e Telelombardia. Hanno condotto, insieme al campione mondiale di apnea Gianluca Genoni l’edizione 2005-2006 della trasmissione di Raidue Vivere il mare (Silvia aveva partecipato come inviata a quella precedente), dedicata alla scoperta delle zone marittime del nostro Paese.
Attualmente conducono la striscia Apri Rai in onda sulle tre reti Rai.
Come è iniziata la vostra carriera e come vi siete trovate a lavorare insieme?
«Abbiamo cominciato nell’emittente Teletutto, con una trasmissione che parlava di calcio, e intanto facevamo esperienza anche sulla stampa locale; da sempre il nostro sogno è stato quello di diventare giornaliste, malgrado studiassimo lettere antiche all’università.
Siamo approdate a Telelombardia, prima alla redazione bresciana e poi a quella milanese, sicuramente un buon punto di incontro. Silvia poi si è trovata in Rai, con Puccio Corona e Gianluca Genoni, come inviata dall’estero di Vivere il mare; facemmo uno scherzo agli autori, mandando Laura al posto di Silvia, una volta, alla fine del programma, e la cosa riuscì talmente bene… che hanno voluto concretizzarla, proponendoci di condurre insieme la trasmissione!».
Scherzosamente qualcuno vi ha definito le “Kessler del giornalismo”: ma tra di voi, sul lavoro, c’è più gelosia, rivalità o collaborazione?
Laura: «Collaborazione, assolutamente! Ci siamo trovate bene a lavorare insieme, siamo una vera e propria società. Il soprannome non ci dispiace, l’importante è che non ci accostino alle Lecciso! (ride, ndr)».
Silvia: «Molta collaborazione, e confidenza, cercando di migliorarci l’un l’altra di continuo, per cui può capitare anche di “riprenderci” tra di noi, naturalmente in modo positivo, come scambio di vedute».
Quali sono il pregio e il difetto di Laura, secondo Silvia? E di Silvia, secondo Laura?
Laura: «Mia sorella è molto più diplomatica di me, cosa molto importante nel mestiere. E’ anche molto più precisa, ma questo a volte può essere anche un difetto».
Silvia: «Generalmente non è molto diplomatica, però è anche vero che essere impulsivi a volte è utile nel rapporto con gli altri. Devo dire che qualche volta è capitato anche a me, di non essere molto diplomatica, ed è stata Laura a farmelo notare».
Vi stimola di più il giornalismo “itinerante” o quello “da studio”?
Laura: «Viaggiare, la cosa più bella e stimolante. Ci sono tante cose da vedere, magari sopportando intemperie come pioggia e vento, e ne abbiamo presa di acqua! Ma a parte questi inconvenienti, non c’è niente di meglio che il rapporto diretto con il luogo che ti trovi a visitare e a descrivere».
Silvia: «Lavorare in uno studio ha i suoi pregi, ma viaggiare è una cosa che mi prende molto e che preferisco, pur avendo alternato le due cose senza problemi».
Programmi come il vostro possono aiutare a meglio valorizzare una risorsa come il mare, da sempre cruciale per il nostro Paese, ma probabilmente non sempre adeguatamente trattata dai media?
Laura: «Il pubblico ha molto apprezzato il nostro programma proprio per questo: anzitutto perché noi abbiamo parlato dell’Italia, mentre generalmente programmi come il nostro tendono di più a spingersi all’estero. Una signora mi fece i complimenti perché abbiamo cercato di mostrare il “fuori stagione”, quei periodi cioè in cui le località che abbiamo toccato non registrano grande afflusso di turisti, ad esempio alle Cinque Terre, dove però in inverno capita che ci siano più stranieri che italiani. Insomma, abbiamo cercato di mostrare quelle tantissime cose che non sono molto conosciute, e non solo legate al mare, ma anche alle zone interne, un approfondimento diverso dal solito».
Silvia: «Nel nostro piccolo credo che abbiamo fatto un buon lavoro, e le persone si complimentano proprio per come abbiamo portato avanti la trasmissione. I programmi sul mare sono tanti, ma pochi si occupano, come noi, del “fuori stagione”, cercando di valorizzare anche la storia di questi luoghi. Abbiamo cercato di dare spazio ai pescatori e a tutti quegli aspetti particolari visti non solo dalla visuale del turista, ma anche da quella dell’abitante.
In futuro vorreste continuare a lavorare insieme oppure ognuna prenderà una strada diversa?
Laura: «Come detto, a noi piace molto lavorare insieme, coinvolgerci l’una con l’altra; se poi ci dovessero chiedere di separarci, pazienza, ci adatteremo, e di certo non vogliamo legarci tra noi per forza».
Silvia: «Non abbiamo mai escluso l’eventualità di separarci, però se ci proponessero di continuare a lavorare insieme lo faremmo molto volentieri, proprio perché siamo molto unite. Ma se dovessimo prendere strade diverse, lo faremo senza problemi».
CRONACA IN ROSA Morti per smog: il caso Palermo di Antonella Lombardi e Laura Nicastro

Diciotto vigili urbani morti negli ultimi due anni a Palermo per lo smog, un esposto denuncia per presunte lesioni colpose a carico dell’amministrazione comunale. Circa duecento le vittime tra i cittadini palermitani secondo un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Sembra un bollettino di guerra, invece sono i dati del rapporto sugli effetti dell’esposizione all’inquinamento atmosferico. I provvedimenti della giunta comunale per migliorare infrastrutture e traffico in questa intervista realizzata da Antonella Lombardi e Laura Nicastro, in un'inchiesta pubblicata da Ateneo on line.
«L'interpellanza non riguarda i dati sullo smog - afferma l'assessore comunale all'Ambiente, Giovanni Avanti - ma chiede notizie rispetto all'incarico del sindaco come commissario all'emergenza traffico. Non bisogna confondere l'incarico del sindaco con i problemi dell’inquinamento atmosferico. Ci sono alcune connessioni, ma l’attività del commissario non si esaurisce e non si svolge attorno alla questione dell’inquinamento».
Cosa risponde il Comune alla denuncia dei vigili urbani sui 18 decessi per smog?
«I decessi verificatisi negli ultimi tre anni, e non due, sono stati nove e non diciotto, e imputabili a fattori non necessariamente legati a neoplasie causate dall'esposizione a fattori inquinanti. Tutto il personale del corpo della Polizia municipale ha già effettuato le visite mediche con i relativi esami diagnostici.
Inoltre, il personale che svolge servizio su strada ha in dotazione tutti i dispositivi di protezione individuale. Le mascherine in dotazione sono idonee a trattenere le polveri sottili».
Nonostante il Sindaco abbia questo incarico da cinque anni molti problemi non sono stati ancora risolti.
«Nella nostra città per migliorare la mobilità urbana si stanno realizzando alcune infrastrutture: mi riferisco ai parcheggi, al trasporto pubblico, al sottopasso di via Leonardo da Vinci, di via Perpignano. Le infrastrutture mitigano questi problemi, ma la lotta all’inquinamento non rientra tra i compiti del commissario».
Cosa è stato fatto negli ultimi anni per migliorare la viabilità?
«Quando sono stato nominato assessore al traffico a Palermo non c’era nessuna ztl. La prima ordinanza in proposito è del marzo 2002 ed è firmata dal sindaco Cammarata. Prima non c’era nessun provvedimento sul transito dei mezzi pesanti e sul carico e scarico merci. Eravamo all’anno zero».
Molti pensano che alcuni provvedimenti, tra cui il parcheggio davanti al Tribunale, attireranno maggiore traffico, scoraggiando l’uso dei mezzi.
«No, anzi. Quel parcheggio decongestionerà una zona come quella, interessata da una sosta selvaggia, annullando doppie file e code inquinanti».
Secondo il Wwf a Palermo il benzene non viene misurato da sei anni.
«E’ falso. Anzi, è proprio da sei anni che viene rilevato e i dati sono regolarmente pubblicati sul sito dell'Amia».
Ma dalla pagina del sito risultano le misurazioni di altri agenti inquinanti, escluso il benzene.
«No, a me non risulta».
I dati Amia riportano rilevazioni delle polveri sottili Pm10, nonostante ormai vengano misurate in molte città micropolveri come Pm5 e Pm2.
«La legge prescrive in tutta Europa le misurazioni delle polveri sottili. Il Pm10 è il valore di riferimento previsto dalla normativa europea e dal decreto ministeriale 60. Noi facciamo quanto previsto dalla legge, che poi ci siano altre misurazioni più fini è un altro discorso».
L’area a traffico limitato è attualmente videosorvegliata? Se commetto un’infrazione in tutta la ztl, arriva direttamente la multa al mio domicilio?
«In alcuni varchi la videosorveglianza è già attiva, abbiamo fatto una gara d’appalto per realizzare il database necessario per emettere le multe verso chi commette infrazioni, una volta realizzato il database potremo fare le sanzioni. Si tratta di un’area di 380 ettari, impossibile da controllare interamente. La videosorveglianza è negli accessi alle principali arterie».
Quando scatteranno le prime sanzioni?
«Inizieremo entro marzo prossimo, ma già da metà novembre cominceranno i controlli della polizia municipale per le autovetture non in regola. Nei prossimi giorni consentiremo solo l'accesso ai veicoli Euro 3 ed Euro 4 nell'area che va da via Notarbartolo alla stazione. Una task force della polizia municipale controllerà gli accessi all'area a traffico limitato».
Esistono dei programmi per il trasporto in città?
«Certo, è il piano integrato del trasporto pubblico di massa. Abbiamo fatto un progetto per la rete tranviaria e la chiusura dell’anello ferroviario, opere già finanziate e appaltate. Se tutto va bene, entro i prossimi mesi dovrebbero già iniziare i lavori delle due opere. Poi c’è la metropolitana leggera, che è ancora nella fase progettuale e ha bisogno delle risorse necessarie per essere realizzata».
E delle piste ciclabili in città cosa dice?
«E' prevista la realizzazione di tre piste ciclabili, in particolare due alla Favorita finanziate con i fondi dell'assessorato al Turismo e del ministero dell'Ambiente».
E quella che attraversava via Libertà?
«Due strisce gialle sul marciapiede? Io ho un altro concetto di piste ciclabili».
Non sono piste ciclabili le strisce segnalate sul marciapiede col simbolo della bicicletta?
«Si, ma quelle lungo quel marciapiede presentavano una serie di ostacoli».
Come l'edicola abusiva?
«C'erano diversi ostacoli, non solo l'edicola, di cui non sono a conoscenza. Quella pista era una presa in giro all'intelligenza altrui. Tutto quello che si è fatto contro l'inquinamento è stato fatto da questa amministrazione, non c'era nessun progetto lasciato da quella precedente».
L'ordinanza n. 233 del 2002 prevede dei limiti di orario per il carico e lo scarico merci. In realtà questi limiti non vengono mai rispettati. Non c'è proprio nessun controllo?
«Nei prossimi giorni faremo un giro di vite sulle limitazioni di accesso alla ztl nell'area che va da via Notarbartolo alla stazione, dove consentiremo solo l'accesso ai veicoli euro tre ed euro quattro. Ci sarà una task force della polizia municipale per controllare gli accessi all'area a traffico limitato. Per quanto riguarda invece il carico e scarico merci ce ne interesseremo nei prossimi giorni».
FORMAT La Sicilia e le sue donne di Nicola Pistoia

La Sicilia, una terra ricca di storia, arte e cultura. Una terra baciata dal sole, dall’acqua e dal vento.
Una terra in cui è ancora possibile trovare qualche anziano che si spacca la schiena chinandosi a raccogliere pomodori per guadagnarsi la giornata. Una terra dove ogni giorno si mescolano anime diverse, contrasti dal sapore antico, e vite normali.
Parlare della Sicilia, dei suoi luoghi e della sua gente, significa entrare, in punta di piedi, in un mondo pieno di contraddizioni da cui qualcuno vorrebbe scappare o dove qualcun altro vorrebbe, invece, rifugiarsi.
E proprio da qui, da questa ruvida terra, ogni settimana le telecamere de L'Isola delle Donne, trasmettono le emozioni, le speranze e i dolori di persone a cui la vita, forse, avrebbe dovuto regalare qualcosa in più, ma che rimangono ancorate alle loro radici. Per le quali provano un amore sviscerato.
Storie semplici come le stesse protagoniste. Racconti di vita non strappalacrime, non emblematici, non esaltanti. Resoconti di un percorso che ha portato queste donne a essere quasi emarginate, lasciate alla loro ignoranza e alla loro solitudine, ma non per questo tristi. Donne lontane dalla dura realtà che le circonda, dalle provocazioni, dalla tv trash, dalla bassezza in cui, spesso e volentieri, si tende a cadere.
L’intento del programma, in onda ogni giovedì alle 21.30 sul canale digitale terrestre Sitcom Uno, non ha scopi di denuncia: si propone di raccontare un mondo diverso dove si può vivere senza gli esasperanti ritmi metropolitani, senza apparire a tutti i costi in tv e senza voler emergere dal gruppo.
Anna, Prisedda, Elvira, Santuzza e le altre, sono donne comuni che vivono la loro vita con tranquillità, godendo di ogni singolo elemento che la Sicilia regala loro e tenendo i sensi aperti a ogni piccola novità.
La Sicilia, oggi, può raccontarsi non solo attraverso le meraviglie naturali e artistiche che la rendono una delle mete più ambite del mondo, ma anche attraverso gli occhi e le parole di queste "stra-ordinarie" donne che cercheranno in ogni modo di preservare l’intimità della loro terra.
ELZEVIRO  Borat contro tutti di Gisella Gallenca

A noi che ci chiediamo dove stia andando il mondo dello spettacolo di oggi. A noi che proviamo gusto a crogiolarci in polemiche pseudomoraliste.
Sui vip poco forniti di buona creanza che popolano i reality show. Sui reucci del trash, ben piantati sui loro troni, che diventano ricchi litigando. Sulle prezzemoline, che più confessano i loro peccatucci, più vengono ingaggiate a destra e a manca.
Ché non ci sono più i professionisti di una volta. Ché ormai lo showbiz predilige i cani e i porci. Ma noi, smaliziati, abbiamo capito il trucco. Cari commercianti di paillettes, lustrini e aria fritta, non ci fregate più.
Questo è quello che crediamo.
Ed è a tutti quelli che pensano di saperla lunga, che vorremmo far notare un “piccolo” particolare: una produzione cinematografica che doveva essere del tutto marginale.
Ma che ha invece scatenato un putiferio in mezzo mondo. E nessuno l’aveva previsto. Un genere che tecnicamente viene definito mockumentary. In parole povere, un "finto documentario a basso costo". Insomma, niente di inedito.
Il titolo ha qualcosa di apocalittico: Borat. Cultural learnings of America for make benefit glorious nation of Kazakhstan (Borat. Studio culturale dell’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakhstan). Proiettato in meno di mille sale cinematografiche del Nord America, ha stracciato al botteghino tutte le maggiori produzioni hollywoodiane. Ne hanno parlato le maggiori testate di tutto il mondo.
Sarà merito della sapiente regia del newyorkese Larry Charles. O forse, dell’incredibile presenza scenica del protagonista: l’attore Sacha Baron Cohen, nei panni dell’improbabile e irriverente giornalista kazako Borat. Un personaggio che, peraltro, non è affatto nuovo per il pubblico anglosassone.
E, in questo caso, pare che il grande pubblico statunitense sia rimasto letteralmente conquistato dalla satira feroce, provocatoria e assolutamente politically incorrect, carattere portante del film. Sembra che tutto ciò che, nella mentalità benpensante, non si dice, non si fa, e soprattutto non si urla impudicamente ai quattro venti, abbia sortito un effetto… catartico!
Borat, infatti, racchiude in un solo personaggio tutte le abiezioni più condannate: dall’omofobia all’antisemitismo, passando per una maniacale passione per le donne. Con una finta naturalezza e una studiatissima ingenuità, Borat esibisce pubblicamente le sue devianze, cercando di provocare le reazioni delle persone comuni, come in una candid camera.
E spesso, purtroppo, la verità del popolo è tutt’altro che edificante. A partire dal fatto che, nonostante l’improbabilità delle situazioni create, molti abbiano “abboccato” all’esca tesa da Cohen. Credendo veramente di trovarsi di fronte a un giornalista. E denunciando, in prima persona, le proprie idee intolleranti e i propri pregiudizi. Ciascuno, probabilmente, credeva di essere più furbo degli altri. Tanto – pensavano – il filmato sarebbe andato in onda solo in qualche pittoresca emittente locale del remoto Kazakhstan...
Inevitabili gli inconvenienti, politici o legali che siano. Censure, proteste, missive sdegnate da parte di sindaci e ambasciatori. E una pioggia di denunce ai danni del "povero" Cohen e del suo team. Avrà ragione il perfido Borat? O la spunteranno gli “onesti” cittadini da lui raggirati?
Ma, qualunque sia la risposta finale, ormai il danno è fatto. Noialtri, individui colti e dalla mentalità sofisticata, siamo stati smascherati. Borat, lo zotico giornalista kazako, ci darà ancora del filo da torcere.
DONNE La forza del bianco e nero di Tiziana Ambrosi

L'Iran non è solo i proclami di distruzione di Israele del suo presidente, o il programma nucleare. Non solo la Repubblica Islamica e i diritti repressi. C'è un altro Iran, quello che spesso, per comodità o propaganda, non viene mostrato alla luce del giorno. E' L'Iran della cultura dissidente, dei moltissimi giovani che si oppongono e denunciano il regime oppressivo. Anche dal di fuori dei confini nazionali.
Tra questi troviamo Marjane Satrapi.
Marjane nasce nel 1969 sulle rive del Mar Caspio. Discende da una nobile famiglia, ma la mamma femminista e il nonno comunista la fanno crescere in un clima di impegno e coscienza politici. Ben presto si trasferisce a Teheran.
E' una bambina quando assiste agli sconvolgimenti interni che caratterizzanno la storia del suo Paese. Lo Scià viene cacciato e si installa la teocrazia khomeinista. Da un giorno all'altro le abitudini di un popolo vengono completamente sradicate: il velo per le ragazze, costumi più morigerati per tutti, controlli capillari, repressione delle idee.
Marjane si trova spaeseta, il suo spirito ribelle difficilmente viene raffreddato. Scoppia anche la lunga guerra con l'Iraq e in un clima sempre più teso, Marjane viene mandata a Vienna. Frequenta una scuola francese, conosce nuove persone, ma fatica ad adattarsi al nuovo mondo. Quando torna a casa si sente un'estranea. Straniera in patria e fuori.
Dopo la guerra torna a Teheran e si iscrive alla facoltà di Belle Arti. Il suo stile, i suoi soggetti - eroi ed eroine della mitologia iraniana - non son visti di buon occhio dal regime. Nuovamente deve lasciare il Paese, trasferendosi definitivamente a Parigi.
La sua vita è diventata un fumetto, Persepolis. Quattro volumi in cui, con tratti semplici ma decisi, racconta la storia dell'Iran, vista con i suoi occhi, di bambina, di adolescente e di donna. Un bianco e nero penetrante, che richiama le luci e le ombre del suo Paese. Una lettura affascinante, che sta per diventare il soggetto di un film d'animazione. Un modo per conoscere, da un punto di vista meno impegnativo di quello storico e storiografico, l'Iran.
Com'era e com'è. Nella speranza che i subbugli interni possano finalmente trovare libero sfogo.
TELEGIORNALISTI Maurizio Belpietro, antipatico ma piace di Giuseppe Bosso

Maurizio Belpietro comincia a pubblicare i suoi articoli a soli 17 anni, nel 1975, per Brescia Oggi. A vent'anni firma un'inchiesta sull'uso a scopi clientelari dei fondi di edilizia scolastica da parte dell'allora ministro della Pubblica Istruzione, il bresciano Mario Pedini. I servizi saranno oggetto di interrogazioni parlamentari.
A 25 anni diventa caporedattore di Bergamo Oggi. A 32 caporedattore centrale dell'Europeo. A 34, vicedirettore dell'Indipendente.
Nel 1995 è nominato condirettore de Il Giornale, sulle pagine del quale coordinerà personalmente "Affittopoli", un'inchiesta sulla concessione a uomini politici di abitazioni pubbliche di prestigio a canoni irrisori.
Un anno dopo diventa direttore del Tempo di Roma, incarico da cui sarà rimosso in seguito a un'inchiesta sui presunti condizionamenti dei giudici della Corte Costituzionale.
Nel 1997, dopo un breve periodo come vicedirettore del gruppo Monti, è nominato direttore operativo de Il Giornale, e nel 2001 direttore responsabile dello stesso quotidiano.
Dal 2004 conduce il programma L'antipatico su Rete4.
La collocazione nella fascia di seconda serata non penalizza una trasmissione che ha saputo guadagnare buoni ascolti?
«Questo lo decide la pianificazione, non io. E comunque penso che un programma di approfondimento possa star bene anche in altre fasce orarie, i risultati incoraggianti che abbiamo conseguito negli anni lo dimostrano: soprattutto per il fatto che abbiamo ottenuto quasi sempre risultati superiori alle aspettative della rete».
Quali, tra i personaggi che ha avuto modo di intervistare, si sono rivelati "antipatici" e quali hanno invece conquistato la simpatia dello spettatore?
«L'antipatico sono io, non certo l’ospite sottoposto alle mie incalzanti domande, che deve risultare, invece, simpatico al pubblico. Lo ammetto: non sempre, in oltre quattro anni di trasmissione, con più di duecento interviste, sono riuscito a fare questo. Mi rimarranno sempre impresse le interviste che feci a due terroristi: a uno chiesi quanti ergastoli avesse rimediato, e rimase un attimo a pensarci, particolare che mi colpì molto; un altro invece, per le cose che aveva vissuto nella sua esperienza. Parlando di interviste più leggere, ricordo Al Bano che ad un tratto si alzò e se ne andò per non rispondere a domande sempre più incalzanti, e questo la dice lunga sull’atteggiamento di questi personaggi che pure dovrebbero essere abituati a domande di questo tipo».
Come pensa sia cambiato il mondo dell'informazione rispetto al periodo in cui ha iniziato il mestiere di giornalista?
«E’ totalmente cambiato. C’è più frenesia, più concorrenza; quando iniziai, nel 1975, la televisione era limitata unicamente alla Rai, che aveva solo due canali: la tv privata non era ancora nata. Un ambiente diverso da quello della stampa, dove ho potuto collaborare con firme prestigiose come quelle di Montanelli, Zopparelli e Mario Cervi; allora sicuramente si andava più al sodo, mentre adesso l’approfondimento, prima quasi del tutto assente, sembra predominante, e questo non sempre va a vantaggio del lettore - spettatore, che spesso non riesce a capire di cosa si stia parlando esattamente. Programmi di approfondimento come Porta a Porta, Ballarò, e quelli di Maurizio Costanzo e Michele Santoro sono comunque stati un’importante novità, inserendo l’approfondimento con una cadenza quasi quotidiana».
E' diverso intervistare i protagonisti della politica dall'intervistare i personaggi del mondo dello spettacolo?
«I politici sono più abituati a domande “cattive” e a non rispondere sempre per quello che pensano realmente. I personaggi di spettacolo, invece, sono molto sorprendenti. Ad esempio, Asia Argento, che è sempre stata vista dal pubblico come un personaggio trasgressivo e introverso, davanti a me raccontò con molta enfasi il trauma provocatole, da bambina, dalla separazione dei suoi genitori, tanto che si ruppe una mano».
Viviamo anni molto polemici dal punto di vista del dibattito politico; quale ruolo può e deve svolgere il mondo dell'informazione in questo contesto?
«Raccontare il più possibile quello che accade, ma non soltanto limitatamente alle dichiarazioni polemiche. Il pubblico, il cittadino, assiste ad un continuo batti e ribatti tra Prodi e Berlusconi, e non sempre riesce a farsi un’idea precisa. Sicuramente a distanza di mesi il nuovo governo si trova in difficoltà, dovute soprattutto a manovre come l’indulto e la legge finanziaria, che hanno portato ad abbassare la fiducia quasi del 50%, dato che deve far riflettere. L’informazione dobbiamo farla noi giornalisti, e non limitarci solo a lasciare il “gelato” nelle mani del politico di turno e fargli dire tutto quello che gli pare. Credo che un’informazione più lottizzata possa respingere questi rischi».
OLIMPIA Sogno rosanero di Mario Basile

Nove vittorie, zero pareggi, due sconfitte. Ventisei gol fatti, quindici subiti. Sono questi i numeri del Palermo: la squadra che sta incantando il pubblico della serie A.
Numeri che, dopo undici giornate, sono valsi il primato in coabitazione con l’Inter, il miglior attacco del campionato e la seconda miglior difesa.
Un toccasana per il nostro calcio dopo l’estate rovente targata calciopoli. E niente male per il Palermo, che una decina d’anni fa vivacchiava in terza serie. Poi l’arrivo di grandi imprenditori, Sensi prima e Zamparini dopo, hanno reso possibile il grande, e meritato, rilancio.
I tifosi già sognano grandi traguardi, ma il tecnico Guidolin frena: non vuole sentir parlare di scudetto. Scaltro e pragmatico, l’allenatore veneto ha plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza: i rosanero sanno chiudersi alla perfezione e far male senza pietà agli avversari. Chiedere informazioni a Fiorentina e Milan, che si sono viste espugnare il campo dall’armata siciliana.
Intanto dall’Inghilterra piovono fastidiose insinuazioni. Il Financial Times, quotidiano economico d’oltremanica che annovererebbe tra i redattori anche massimi esperti di calcio mondiale, sostiene che se la Sicilia può permettersi di competere significa che il sistema calcio in Italia sta collassando.
I motivi? Fumosi. Come quelli del gratuito attacco.
Poco importa. Certo, parlare di scudetto è ancora prematuro, anche se la tradizione fa presagire ai tifosi palermitani un dolce futuro. Svariate volte, infatti, è capitato che, negli anni successivi al mondiale, un’outsider si sia aggiudicata il tricolore. Successe al Napoli di Maradona nell’1986 - 87 e alla Samp di Vialli e Mancini nel 1990 - 91.
Anche se questo Palermo somiglia più a un’altra vincente outsider: il Verona di Bagnoli, campione nell’85. Entrambe senza tanti fuoriclasse di livello mondiale in organico, ma con un gruppo di ottimi calciatori guidati da un altrettanto ottimo tecnico.
E’ però troppo presto per discorsi di questo tenore: Palermo si goda pure il suo momento. Se son rose, fioriranno. Rosanero, pardon…
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