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Telegiornaliste anno IV N. 10 (135) del 17 marzo 2008


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MONITOR Lucrezia Agnes: orgogliosa di mio padre  di Giuseppe Bosso

Giornalista professionista dal 1991, Lucrezia Agnes ha esordito a Teleregione. Per la carta stampata, ha lavorato per Il Messaggero e l'Informazione. Oggi è inviata del Tg5.

Che bilancio puoi trarre da questi primi mesi di direzione di Mimun?
«E’ presto per dare un giudizio, visto che solo da gennaio si può dire che abbia avuto inizio il Tg5 con la nuova grafica e la nuova impostazione di Clemente Mimun. E’ evidente, però, che nella precedente direzione di Rossella c’era più spazio per argomenti leggeri, mentre ora siamo tornati ad un taglio impostato principalmente sulla cronaca».

Emergenza rifiuti in Campania, crisi economica e polemica politica sempre più aspra. L’informazione cosa può fare?
«Il suo dovere di sempre: seguire e informare. Sta poi alla politica e alle istituzioni recepire il malessere, l’insoddisfazione della gente e trovare soluzioni. Questo non spetta certo a noi giornalisti, ma abbiamo comunque il dovere di denunciare ciò che non va».

Delitti di sangue e gossip, come la vicenda Sarkozy-Carla Bruni, occupano sempre più spazio nei tg. Come mai?
«Sono storie che non si possono ignorare, tanto più quando è coinvolta ad esempio una modella italiana legata a un importante personaggio della politica estera. E’ ovvio che questo finisca per avere risalto anche nei nostri telegiornali».

Qual è la vicenda o il servizio a cui sei più legata?
«La morte di Papa Wojtyla che ho seguito fino ai funerali. Sono stati momenti intensi ed emozionanti che ho vissuto in prima fila».

Ti dà fastidio vedere il tuo nome nella famigerata lista di figli, mariti e mogli che testimonia le parentele tra giornalisti e personalità importanti?
«No, sono sempre stata orgogliosa di mio padre e di quello che ha fatto».

Ma essere figlia dell’ex direttore generale della Rai, non è stato un ostacolo che ha richiesto un maggiore impegno rispetto agli altri?
«Sì, è una cosa che ho sempre sentito di dover fare. Ma in fondo credo che le qualità professionali, l’impegno e la passione siano sempre farina del tuo sacco e, alla lunga, gli unici elementi che ti portano avanti più di quanto possa fare il tuo cognome».

Tuo padre si trovò alle prese con la famosa battuta sui socialisti pronunciata da Beppe Grillo che determinò l’allontanamento dalla televisione del comico genovese. Grillo è comunque un personaggio che attira grandi folle. Secondo te, come mai ha questo seguito?
«Grillo ha sicuramente un grande successo, ma vedo soltanto molto qualunquismo in quello che dice e nei concetti che esprime, per quanto in buona parte condivisibili. Possibile che la classe politica non riesca a tenere le sorti del Paese e a guadagnare la fiducia della gente che, invece, preferisce farsi guidare da quello che dice un comico? Lo trovo davvero inconcepibile».

Finora ti abbiamo visto sempre come inviata. E se ti proponessero la conduzione?
«La conduzione in studio e la realizzazione di servizi sono ambiti completamente diversi. Preferisco di gran lunga andare sul posto, verificare la notizia con i miei occhi e riportarla nei servizi. Ma ritengo anche che sia buona regola non escludere nulla a priori nel nostro mestiere. Dovessero propormi la conduzione, ben venga».

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CRONACA IN ROSA La trappola dei biocarburanti di Federica Santoro

Biocarburi, biodiesel e bioetanolo: quanto ci conviene investire nel combustibile verde? Presentati come rimedio definitivo all’inquinamento delle nostre città, i biocarburanti stanno invece sconvolgendo pericolosamente l’ecosistema del Pianeta.

Nei Paesi tropicali, in Indonesia, Brasile e Colombia, dal 1999 al 2004 centinaia di ettari di foresta pluviale sono stati rasi al suolo per fare spazio a coltivazioni di soia, girasole e piantagioni di palma da olio da cui ricavare il biodiesel. A causa del disboscamento sono state messe a rischio 140 specie di animali terrestri tra cui la rarissima tigre di Sumatra e l’orango del Borneo. Le vie di navigazione che circondano piantagioni e stabilimenti di lavorazione sono inquinate dagli scarichi delle fabbriche e intasate di sedimenti, i pesci muoiono e i terreni circostanti sono contaminati da sostanze nocive per l’uomo.

I biocarburanti sono anche causa del recente rialzo del prezzo del grano, del mais e dello zucchero e dei loro derivati cioè pasta, pane e dolciumi. La richiesta di queste materie prime per la produzione di bioetanolo, a cui si uniscono per la prima volta anche Cina e India con una domanda per consumo alimentare che non ha precedenti, deve fare i conti con una risorsa insufficiente, i campi coltivabili, che non sono in grado di sostenere i ritmi imposti dal nuovo mercato occidentale del biocombustibile.

Intanto, sulla via di un combustibile totalmente ecologico, una speranza sembra arrivare dalla Iowa University: la scoperta di una nuova generazione di combustibili puliti derivati dall’etanolo da cellulosa. Questo composto si trova in ogni tipo di pianta e persino il letame dei bovini può esserne una fonte. Il primo impianto per la raffinazione del biocombustibile sarà realizzato ad Osaka, in Giappone. Riutilizzerà biomasse, cioè scarti legnosi e residui della lavorazione dei cereali che potrebbero produrre una quantità di matrice organica, e quindi energetica, nettamente superiore al mais.
Resta da valutare l’impatto ambientale della lavorazione che, promettono gli scienziati, «sarà assolutamente ecosostenibile».

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FORMAT Maria Paola Orlandini, la mia vita per l’arte di Nicola Pistoia

Ogni sabato mattina su Rai3 va in onda un contenitore di mezz’ora dedicato alla cultura e in particolare all’arte. Art News è un format targato Rai Educational a metà strada tra un programma d’intrattenimento e un telegiornale. In ogni puntata, le inviate di turno raccontano in modo elegante e dettagliato il mondo dell’arte in tutte le sue forme, prendendo spunti da mostre ed esposizioni.
Autrice, conduttrice e soprattutto anima di Art News è Maria Paola Orlandini. Donna di grande professionalità e raffinatezza, la Orlandini invita i telespettatori ad amare l’arte perché, come lei stessa sostiene, fa parte della vita di ognuno. Noi di Telegiornaliste l’abbiamo incontrata.

Come è nata l'idea di realizzare un programma dedicato all'arte?
«E' nata dall'esigenza, espressa dal direttore di Rai Educational Giovanni Minoli, di trattare temi di attualità legati all'arte e alla cultura, spesso trascurati dalla televisione generalista. La struttura della quale sono responsabile, Magazzini Einstein, realizzava già dal 2001 programmi su mostre, personaggi, eventi e festival, oltre alla produzione di documentari d'arte».

Con chi divide questo progetto?
«Con Luigi Ceccarelli che firma con me Art News. Poi ci sono le inviate: il loro apporto, come quello dei registi che lavorano al programma, è indispensabile. La formula delle inviate sul posto rende la comunicazione facile e gradevole e fa venire voglia di andare nei luoghi che, con tanta grazia, sono stati illustrati».

In base a cosa scegliete gli argomenti da trattare?
«Sulla base dell'acquolina in bocca che fanno venire a noi: proponiamo quello che vorremmo andare a vedere. Il piacere è alla base della percezione dell'arte».

Come spiega i buonissimi ascolti nonostante i programmi culturali siano quasi sempre snobbati?
«Perché spesso si dimentica che l'arte ha a che fare con la vita. E' quello che cerchiamo di far trasparire noi, soprattutto dai miei interventi in studio. Per parlare della mostra sui barbari e l'impero romano, diciamo che i popoli si sottomettono con la cultura più che con la guerra, come insegna la fortuna dei jeans, di Elvis Presley o del sushi, oggi, o dei mobili francesi e delle terme dei romani, ieri».

Crede che l'arte italiana sia ben valorizzata o pensa che si debba percorrere ancora molta strada?
«Ancora moltissima strada, soprattutto tra gli italiani».

L'opera pittorica, scultorea o architettonica più bella in assoluto, a suo giudizio?
«Quella che, in un momento della tua vita, ti trasmette emozioni che non dimenticherai più».

Ci sono, secondo lei, luoghi in Italia abbandonati a sé stessi?
«Molti, credo. Ma è pur vero che siamo un Paese fortunato, e mantenere tutto questo ben di Dio non è facile per nessun governo».

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CULT Andrea Facco, aspettando Pechino di Camilla Cortese

Andrea Facco, giovane talento di ritorno dalla Cina, espone alla Galleria Boxart di Verona fino al 10 Maggio. Waiting for Beijing è una ricerca pittorica su grandi tele che raccontano, con il segno dell’arte concettuale, il grande cantiere a cielo aperto della città di Pechino, le contraddizioni della modernità e l’attesa per i Giochi Olimpici. Beijing diventa crocevia della nuova Cina che verrà.

Sei stato notato giovanissimo da Peter Weiermair e hai esposto anche a New York. Sei consapevole del tuo talento?
«Non mi fido di quello che dicono gli altri e litigo spesso con i galleristi per convincerli a lavorare come voglio. Non dipingo tutti i giorni, non sono il classico pittore anche se il mio mezzo è la pittura. Ciò che conta è l’idea iniziale, quella che ti spinge a dipingere, anche se il giorno dopo mi piacerebbe avere già l’opera pronta. Dall'idea alla realizzazione c’è in mezzo tanto tempo e spesso non è divertente».

Ti riconosci nella definizione di artista concettuale che ha dato di te il critico Luca Beatrice?
«Io ho un non-stile perché posso farli tutti. Questa mostra è abbastanza monotematica, ma in genere nella mia pittura c’è il passaggio dal grande al piccolo. Lavoro a quadri enormi e miniature come francobolli cercando di mantenere la stessa qualità. Non è facile, ma è un mettermi alla prova. Mi riconosco come artista concettuale e quando mi danno dell’iperrealista non sono contento: i miei quadri lo sembrano, ma la pittura iperrealista si ferma solo allo stupore per l’abilità tecnica, all’illusione della rassomiglianza con la realtà e con la fotografia, mentre trovo che nei miei lavori ci sia qualcosa in più. Prima l’idea, poi l’esecuzione, e se l’idea necessita di un’immagine iperrealista, io mi adeguo».

Le opere in mostra creano un’illusione di realtà, il miraggio di grandezza inseguito dalla nuova Cina. C’è un significato politico?
«Più che una presa di posizione politica o sociale, c’è una visione: mi trovavo in quel mondo senza giudicare o denunciare e ho raccontato ciò che ho vissuto davanti alle forti contrapposizioni di Pechino. Lì si mescolano presente e futuro, moderno e antico, poveri e ricchi. Ci si ricorda di essere in Cina solo per i cinesi, ma in realtà ci si trova di fronte a una città nuova. A parte piazza Tienanmen, non c’è altro da vedere a Pechino: solo autostrade interne e grattacieli. E la città è sempre più allucinante e anonima».

Come riesci a coniugare il fascino per l’Oriente con una assoluta assenza di esotismo e romanticismo?
«Non è facile perché questo progetto sulla Cina prevedeva che apparissi con altri artisti cinesi, che mi confrontassi con loro. In realtà mi aspettavo qualcosa di diverso: sono stato poco affascinato dall’Oriente perché, a Pechino, l’Oriente non c’è».

Perché miniaturizzi i tuoi quadri e poi li spedisci?
«Perché spedirli è un segno d’affetto per chi riceve. E poi c'è una sfida: da un lato mi perfeziono, mi misuro nel vedere il mio limite come pittore, dall'altro sfido l’istituzione, perché quando le Poste timbrano e affermano che la tua opera è reale, allora significa che l’arte può essere una cosa concreta, che scende dal suo piedistallo per far parte della vita».

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DONNE Tina Lagostena Bassi, al fianco delle donne di Valeria Scotti

Le piaceva farsi chiamare avvocata, con la “a” finale, nelle aule dei tribunali dove portava avanti con caparbietà quei diritti affermati in via di principio, ma spesso calpestati dall’ignoranza e abbandonati nella quotidianità. Augusta Lagostena Bassi, per tutti Tina, era il simbolo della tutela dei diritti delle donne.

Storiche le sue arringhe dove affrontava, senza mezze misure, le violenze subite dalle sue assistite, rompendo il silenzio che si stendeva come nebbia nella società e nei tribunali del nostro Paese. Una su tutte: la sua difesa a Donatella Colasanti, nel settembre del 1975, durante il processo agli autori del massacro del Circeo.

Lei, la prima a introdurre la parola “stupro”, lei tra le fondatrici del Telefono Rosa. E poi una lunga carriera: presidente della Commissione nazionale pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dal 1994 al 1995, capo delegazione per l'Italia in tutti i lavori preparatori della IV Conferenza Mondiale Onu della donna, svoltasi a Pechino nel 1995, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, coautrice nel 1996 della legge contro la violenza sessuale.

A fine anni Novanta, per Lagostena Bassi era arrivata anche la tv. Sceneggiatrice della miniserie in onda sulla Rai L'avvocato delle donne, tratta da un suo libro e interpretata da Mariangela Melato, e autrice di alcune trasmissioni su Odeon Tv. Ma soprattutto giudice di Forum, accanto a Santi Licheri.

Dieci lunghi anni di cause, fino alla sera del 4 marzo, in cui l’avvocata si è spenta. Nelle due settimane precedenti, Lagostena Bassi non aveva più presieduto le cause del tribunale televisivo. E forse non è un caso che proprio a Forum era arrivata Beatrice Dalia, un nuovo giudice-arbitro in rosa.

Impossibile, però, parlare di sostituzione. Tina Lagostena Bassi rimane l'elegante signora d’altri tempi con le sue collane originali, una bisnonna orgogliosa e un’amante di Gibran, il poeta di cui spesso leggeva alcuni versi nelle cause e che, come lei, dedicava un pensiero alle figure femminili: “Colui che accetta la donna come Dio l’ha fatta, le rende giustizia”.

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TELEGIORNALISTI Max Poli, la voce poliedrica della radio di Valeria Scotti

Giornalista dal 2005, Max Poli è una voce molto apprezzata della radio italiana. Una lunga esperienza a Radio Dimensione Suono Roma, il debutto tra pochi giorni a Radio Kiss Kiss e alcune parentesi nel campo della recitazione fanno di Max un personaggio poliedrico.

Come ti sei avvicinato al mondo della radio?
«Ho iniziato a fare animazione nei villaggi turistici prima come istruttore di nuoto e poi, come spesso accade, su un palco. Mi sono subito innamorato del palcoscenico e del microfono. Nei primi anni Novanta, quando si ascoltava molto la radio e non c’era ancora Internet, decisi di propormi alle piccole radio. Ho debuttato ad Alba Rete 5 e da lì è partito tutto».

Sei in un'importante fase di transizione in questo periodo...
«Sì, sto finendo la mia conduzione a Radio Dimensione Suono Roma perché, a fine marzo, inizierò un programma su Radio Kiss Kiss Network. Dopo una bellissima esperienza di quasi 6 anni a Radio Dimensione Suono Roma, una radio radicata a livello locale che sfrutta tutte le capacità della Capitale, c'è per me un ritorno alle origini, visto che trasmetterò da Napoli, la mia città. E poi c'è anche il ritorno sul territorio nazionale, dopo l'esperienza già avuta a Radio Cuore. A Radio Kiss Kiss mi occuperò di un talk show serale».

Sei uno dei docenti della Piccola Accademia della Comunicazione e dello Spettacolo, diretta dall'autore televisivo Stefano Jurgens. Oggi i giovani credono ancora nell’importanza dello studio per affermarsi in questo campo?
«Per fortuna molti ragazzi hanno compreso che, per fare spettacolo, è necessario formarsi, anche se la tv degli ultimi anni ha dato un’impressione diversa. E’ importante sfruttare quelle poche occasioni che possono capitare nel mondo dello spettacolo arrivando preparati a questi appuntamenti. Occorre studiare dizione, recitazione, leggere e informarsi sull’attualità. L’insegnamento è arrivato all'improvviso, non pensavo di poter dare qualcosa agli altri raccontando la mia esperienza. Ed è sempre piacevole vedere questi giovani che hanno voglia di apprendere».

La recitazione è un’altra tua passione. Hai partecipato a varie fiction Mediaset come Carabinieri, I Cesaroni 2, e hai recitato nel film Il Punto Rosso di Marco Carlucci…
«Anche questa esperienza è partita dalla radio, visto che spesso i personaggi radiofonici diventano doppiatori pubblicitari e attori. Mi avevano consigliato di fare alcune selezioni per il cinema e per le fiction. Mi è andata bene: su cinque provini, ne ho superati quattro. Tra le ultime cose, ho fatto una piccola parte nel film di Sorrentino, a breve nelle sale. Quanto a Il Punto Rosso, uscito nel maggio 2007, non ha avuto molta fortuna ai botteghini, ma un buon riscontro dalla critica e presto potrebbe essere candidato ad un importante premio del cinema italiano. Lì interpreto un giornalista radio televisivo, proprio come nella vita».

Speaker radiofonico, giornalista, presentatore, attore. Tra queste espressioni, quale ti calza di più?
«La radio è ciò che mi sta più a cuore. Ma amo molto anche il contatto diretto con il pubblico: mi piace presentare i grandi eventi. Queste occasioni danno un’emozione unica, al di sopra di tutte le altre esperienze».

Che rapporto hai con la tua voce?
«A volte mi appaga, altre volte non mi piace. Cerco sempre, comunque, di essere originale nei contenuti. Questa è la cosa fondamentale per un conduttore e per chiunque debba comunicare».

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SPORTIVA Nonne da record di Pierpaolo Di Paolo

Quando si sentono frasi del tipo «L'età che conta non è quella anagrafica», «L'importante è esser belli dentro», «L'amore non ha età» e così via, si pensa subito ai soliti luoghi comuni.
Eppure c'è chi può testimoniare che anche la più banale delle frasi fatte, trova ispirazione nell'esistenza di persone straordinarie.

Pier Carla Rossetti è una di queste. Signora di Latina, 62 anni, nonna di un bel nipotino. Lei non è la classica lavoratrice stanca e in attesa della pensione. Il suo ruolo è quello di portiere nella squadra di calcio della SaMaGor Latina, squadra che milita nella serie C femminile.

Si allena tutti i giorni insieme a ragazze che potrebbero essere le sue nipoti e, da 40 anni, scende in campo praticamente ogni settimana per difendere la propria porta.
La notizia è giunta fino a Milanello, dove il Milan è da tempo alle prese con un annosa questione: «Avessimo un portiere così anche noi, avremmo risolto tutti i nostri problemi», ammette Carlo Ancelotti.

Con un po' di dispiacere, ma anche tanto orgoglio, la signora Rossetti racconta del perché non sia scesa in campo una delle ultime domeniche: «Dopo 40 anni è capitata anche a me la prima squalifica». Pier Carla, però, non si perde d'animo per essere finita sul taccuino dei cattivi dell'arbitro e si sta già allenando in attesa delle prossime sfide.
A chi le chiede quale sia stata la parata più bella della sua carriera, risponde senza esitazioni: «Quella che ancora devo fare». E chissà se le sfiora il pensiero di ritirarsi dalla vita agonistica. «Mai. Io voglio morire tra i pali».

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