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Telegiornaliste anno V N. 16 (187) del 27 aprile 2009

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MONITOR Lucia Trotta, paladina del giornalismo campano di Giuseppe Bosso

Napoletana, Lucia Trotta è giornalista pubblicista dal 1998. È nella televisione che muove i primi passi del mondo dell’informazione, precisamente all’emittente Telenuova. Corrispondente dal salernitano per Il Mattino, dal 2007 conduce il format Areagro, in onda anche sull’emittente Antenna 3.

Come nasce Areagro?
«Dall'esigenza di TvOggi di essere presente in un’area come l’agro nocerino-sarnese che viene notoriamente vista come la "macchia nera" della provincia salernitana, mentre è un territorio pieno di risorse che andrebbero meglio valorizzate, a cominciare da un grande patrimonio culturale sul quale concentriamo gran parte della nostra attenzione. Più che dare la parola agli amministratori, cerchiamo di far arrivare loro il messaggio dei cittadini, di farci portavoce delle loro esigenze, dalla disoccupazione al problema di trovare casa o arrivare a fine mese».

Però, dalla tv, sei approdata anche alla carta stampata. Dove pensi di esprimerti al meglio?
«Amo il mezzo televisivo per la sua capacità di affrontare tematiche in tempo reale. Sulla stampa, invece, hai la possibilità di fare più approfondimento. Certo, la tv è il primo amore, ma non per questo l’esperienza sulla carta stampata è meno affascinante».

Un problema molto sentito è quello dell’immigrazione straniera, alla luce degli ultimi recenti fatti di cronaca che hanno riguardato anche la Campania. Il ruolo dei media?
«Fare informazione come sempre. Purtroppo abbiamo assistito a casi spiacevoli come l’incendio ai campi rom, frutto di un clima molto teso. Quello dell’immigrazione straniera è un dato forse avvertito non tanto dove opero, ma più in altre realtà limitrofe a Napoli e Salerno. Da parte nostra spero ci sia molta delicatezza nell’affrontare storie difficili come i recenti casi di violenza sessuale, nel rispetto di tutti, tanto delle vittime quanto di coloro che sono accusati, e non sempre giustamente, di questi crimini. È fondamentale non fare di tutta l’erba un fascio e di alimentare un clima di caccia continua al mostro, anche quando magari questo è stato preso. Mi fa comunque piacere constatare che per effetto di articoli, dossier e inchieste condotte da validi colleghi si sia posta l’attenzione su queste problematiche».

È passato un anno dall’omicidio del Tenente dei Carabinieri Marco Pittoni (morì durante una rapina alle Poste, ndr). Come ha reagito Pagani?
«La reazione della città è stata forte, né silenziosa né animata dallo sconforto. I paganesi, ma non solo, hanno sofferto molto per la perdita di una persona amata e rispettata per la sua enorme generosità e disponibilità, dimostrando che non si vuole cedere all’omertà e al dilagare della delinquenza. Me ne accorgo soprattutto dal forte e continuo legame che si è mantenuto con le forze dell’ordine».

Il bello e il brutto di essere giornalista in Campania.
«Sicuramente non è piacevole constatare come, in generale in tutto il Sud, non ci sia una concezione del nostro lavoro come di un servizio prioritario. Ci tocca praticamente lavorare quasi il triplo di altri, ma forse è attraverso queste difficoltà che troviamo energie positive per affrontare la nostra missione».

Come pensi cambieranno Facebook e i social network in genere il modo di fare informazione?
«Sicuramente sono grandi mezzi dalle enormi potenzialità, e io su Facebook ho ritrovato i compagni di scuola di cui avevo perso le tracce, ma per me il vero giornalista è quello che è sempre in strada a cercare la notizia. La tecnologia ti aiuta non poco, è vero, ma niente potrà mai essere più formativo dell’essere continuamente in movimento. Non puoi ridurti a fare copia e incolla dai comunicati stampa in redazione».

Per un giovane che aspira a fare il nostro lavoro, occorre cercare fortuna altrove o restare in una realtà difficile come la nostra?
«Restare assolutamente! Penso si debba fare un grande sforzo proprio nella propria terra, per quanto sia difficile anzitutto trovare qualcuno che ti dia fiducia, e poi riuscire a resistere alle gomitate in redazione. Certo, se hai il sogno di fare l’inviato all’estero, è un altro discorso. Ma la cosa più importante, comunque, è fare esperienza, e non è un caso che molte testate, dovendo selezionare nuove leve, prediligano più quei giovani che hanno fatto le loro prime collaborazioni piuttosto che gli studenti laureati con il massimo dei voti in poco tempo. Dal basso verso l’alto, con tenacia, puoi avere grandi soddisfazioni».

Vorresti parlare meno di...?
«Di politica, soprattutto amministrativa. È un tema che rischia di diventare davvero noioso. Vorrei piuttosto concentrarmi su quelle problematiche reali come l’esigenza di trovare posti di lavoro, favorire la crescita del territorio e sviluppare il turismo, grande e fondamentale risorsa che forse non riusciamo a valorizzare pienamente. Se riuscirò a fare questo, sarò davvero realizzata e mi sentirò io stessa mezzo di comunicazione».

Cosa vedi nel tuo domani?
«Non pensavo sarei arrivata, quando muovevo timidamente i primi passi in questo ambiente, a diventare corrispondente della più importante testata napoletana e poi a lavorare in un’emittente in crescita come TvOggi. Al domani non penso tanto, se non per una cosa: spero davvero di non finire relegata in redazione e perdere il contatto con la gente».

Come ti definisci come donna e come giornalista?
«Agguerrita. Diciamo la verità... non riesco proprio a farmi i fatti miei! Se mi accorgo che qualcosa non va, voglio essere paladina di coloro che subiscono. Battute a parte, mi ritengo molto disponibile, anche se non sempre è facile con i colleghi».

A proposito di colleghi, con chi hai un migliore rapporto?
«Per quanto la mia migliore amica sia una collega che ha preso una strada diversa dalla mia, non nascondo che è proprio con il gentil sesso che ho avuto le maggiori difficoltà. Per natura, noi donne tendiamo alla competizione».

Quanto conta l’immagine in un lavoro come questo?
«Sarei ipocrita a dire che non conta, e purtroppo l’ho potuto riscontrare nella mia esperienza.. D’altronde, quando vai nelle case della gente, devi sempre saperti presentare in un certo modo. Io ho cercato sempre di entrare in punta di piedi, di dare un’immagine pulita e composta, coerente con la professione. Comunque, se non c’è talento, non si va avanti».
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CRONACA IN ROSA Io mangio decoroso di Camilla Cortese

Io non mi vergogno di dirlo: certe sere degli anni universitari, giravo con 5 euro nel portafoglio. La paga di baby-sitter riempiva il serbatoio della macchina e il credito del cellulare, ma una volta chiamati gli amici e raggiunto il ritrovo, non si poteva certo andare al Ristorante di Giovanni Rana. Giravo per Verona con la borsa e il cuore leggeri, meta un kebab che mi avrebbe sfamato con soli 3 euro.

Mangiarlo sulla scalinata di Palazzo Barbieri regalava l’impagabile colpo d’occhio su Piazza Bra, raccogliere poi i propri tovaglioli e lattine regalava l’impagabile brivido del senso civico. Pare però che non tutti apprezzassero il brivido così, contro quest’ultimi, il 18 luglio 2007 entrò in vigore l’ordinanza detta “antipanino”, volta a tutelare l’igiene pubblica, la salute dei cittadini, il decoro e l’immagine della città. Basta mangiare cibo da asporto in prossimità degli ingressi dei monumenti.

Il provvedimento voluto dal sindaco leghista Flavio Tosi, condivisibile o meno che sia, dal Veneto ha fatto ora proseliti in Lombardia, ma con le degenerazioni tipiche del leghista meneghino, che a Milano ha imposto nell’ordine: divieto di consumo di cibi di rosticceria e gelati negli spazi esterni al locale per evitare che vengano richieste autorizzazioni ad allestire gazebo e tavolini, divieto di servire bibite se non prodotte in casa per evitare le lattine, divieto di apertura 24 ore su 24 con chiusura all’una di notte per evitare disordini notturni.

Se questa non è la fine del kebab, del panzerotto, del cono gelato e della pizza al taglio, è comunque un canto del cigno. Mi chiedo: non posso mangiare in prossimità di una rosticceria, ma a 50 metri? Non mi posso sedere sul marciapiede antistante, ma su una panchina dall’altra parte della strada? Forse c’è un velato messaggio che mi invita a smettere di fare la pezzente scanzonata che mangia per strada e a diventare una decorosa signora che paga 35 euro per mangiare in un ristorante.

In un Paese dove i divieti diventano la risposta alla richiesta di sicurezza, fa ridere amaramente un provvedimento che sanziona, per motivi di ordine pubblico, un segmento di immigrazione che si integra attraverso il lavoro e i piccoli artigiani della ristorazione che offrono prodotti graditissimi a molte fasce di popolazione. Ma un'ordinanza che impedisce di consumare cibi da asporto stazionando in prossimità del locale, e mette in difficoltà i piccoli esercizi portandoli di fatto alla chiusura, garantisce la possibilità di scelta ai consumatori e le regole della libera concorrenza e del libero mercato?
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FORMAT Pagellone di aprile di Giuseppe Bosso

Sole splendente su Sky. Dopo Fiorello e Lorella Cuccarini, la piattaforma di Rupert Murdoch si accaparra anche Mike Bongiorno. Mentre Rai e Mediaset continuano a propinarci le solite minestre, sul satellite si va alla grande, e siamo prossimi al passaggio del digitale terrestre. I giorni del duopolio sono davvero finiti...

Sereno su Victoria Cabello. Ne ha fatta di strada l’ex veejay-iena-mattatrice di Sanremo 2006. Victor Victoria, il suo show su La7, spopola sebbene si trovi a condividere, con Pietro Chiambretti, i patemi di una messa in onda non propriamente accessibile al grande pubblico. Ma lo stile irriverente è sempre lo stesso.

Soleggia su Ficarra e Picone. Protagonisti nelle sale, protagonisti a Striscia la notizia, il duo lanciato da Zelig subentra alla coppia Greggio-Hunziker a furor di popolo e senza tradire le aspettative di Antonio Ricci.

Poco nuvoloso su Law&Order-i due volti della giustizia. La storica serie americana, che ha generato ben tre spin-off, imperversa su Raidue nelle repliche pomeridiane e nelle puntate inedite in seconda serata. Le indagini dei detective e i processi dell’avvocato Jack McCoy sono sempre più appassionanti.

Variabile su Kaspar Capparoni, per il secondo anno consecutivo "spalla" del più amato telepoliziotto a quattro zampe, Il Commissario Rex, piacevole come sempre.

Foschia su Agrodolce. La soap made in Sicilia è a forte rischio chiusura, a nemmeno un anno dalla messa in onda e malgrado la partecipazione di guest d’eccezione come Serena Autieri e Maria Grazia Cucinotta. Un posto al sole è giunta quasi a quota 3000 puntate, ma le altre soap targate Rai hanno sempre avuto breve vita, e le vicende ambientate nell’isola non sembrano destinate a fare eccezione.

Nebbia su Beppe Grillo. Ottimi gli ascolti per Exit con la sua incursione, malgrado le polemiche per il mancato contraddittorio di cui la brillante D’Amico non manca di scusarsi. Il papà del V-Day non aveva promesso questo, a suo dire. Sia come sia, comunque un’occasione persa per lui, ma una conferma di come il programma di La7 sia ormai una garanzia consolidata.

Pioggia sulla CBS che decide di chiudere Sentieri dopo oltre 55 anni di messa in onda. Nata come sceneggiato radiofonico nel remoto 1937, la soap ambientata a Springfield mancherà agli aficionados del genere rosa che si interrogano su cosa poteva essere fatto per salvarla.

Temporale su Mattino Cinque, per una specie di posta del cuore affidata a Emanuela Titocchia: se come attrice non ha certo conquistato il pubblico di Centovetrine, come "consigliera" non ci sembra nemmeno altrettanto convincente. Del resto, quali consigli si possono dare in campo sentimentale dopo aver lasciato il proprio compagno (Fabio Testi) in un reality show?

Grandine sulla Corte Europea di Giustizia che ha tradito le aspettative di chi sperava in Strasburgo per eliminare definitivamente il canone Rai. Niente da fare, nemmeno spegnendo il proprio televisore si può evitare di pagare un tributo che ha tutta l’aria di una vera e propria gabella.

Burrasca su chi ha sciovinato ascolti delle edizioni del telegiornale, su chi non ha avuto riguardo per il dolore di quanti avevano perso affetti e abitazioni, su chi ha speculato sul dramma dell’Abruzzo dimenticando i principi della vera e sana informazione. E, senza voler prendere posizioni, su chi ha sviluppato vignette che potevano forse essere evitate e su chi, da queste vignette, ha preso spunto per strumentalizzare. Nel centenario della sua nascita, ci chiediamo cosa starà pensando, da lassù, Indro Montanelli...
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CULT Ti scatterò una foto di Valeria Scotti

A Reggio Emilia ci si chiede se sia possibile catturare con uno scatto fotografico il cuore del tempo e raggiungere così l’eternità. A Reggio Emilia si riflette e ci si perde davanti alle pellicole. A Reggio Emilia c’è la quarta edizione di Fotografia Europea, in programma dal 30 aprile al 7 giugno. «Un ritorno atteso che permea con la sua energia luoghi storici e riscoperti, le piazze riqualificate, gli spazi espositivi di una città che si è sempre dimostrata aperta, accogliente e conviviale», ha spiegato il sindaco Graziano Delrio.

Curata dal critico d’arte Elio Grazioli e promossa dal Comune di Reggio Emilia, la rassegna internazionale ha come tema proprio Eternità. Il tempo dell'immagine, spiegata in un percorso sviluppato su un centinaio di spazi espositivi, con il contributo di grandi fotografi e critici del settore e l’intervento di ospiti provenienti dal mondo delle arti, delle scienze e della cultura. Un appuntamento con la fotografia meditativa, quella che induce a riflettere.

Lectio magistralis, workshop, letture, proiezioni, incontri, spettacoli e concerti. Le conferenze con il germanista e critico letterario Claudio Magris, con il filosofo Remo Bodei e il genetista Edoardo Boncinelli; le performance musicali di Benny Benassi nella storica Piazza San Prospero di Reggio Emilia con i video e i materiali originali del fotografo americano Allan Tannenbaum; i reading degli scrittori Grazia Livi, Giorgio Rimondi e Beppe Sebaste; la musica d’autore di Lucio Dalla e la lettura delle Confessioni di Sant’Agostino con Alessandro Preziosi e LaReverdie ensemble.

Il festival presenterà inoltre tre produzioni di artisti europei: la greca Maria Papadimitriou, la milanese Elena Arzuffi e gli svizzeri Goran Galì e Gian-Reto Gredig. Al termine della mostra, tutte le opere saranno acquisite dal Comune di Reggio Emilia.

Per i più giovani, infine, la mostra della fotografa e illustratrice Katy Couprie a cura della Cooperativa Giannino Stoppani di Bologna, e un progetto didattico, Fotografare il tempo: laboratori espressivi sul linguaggio della fotografia per bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni.
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DONNE Chiara nel circolo dei libri di Chiara Casadei

Sulla home page del suo sito campeggia un’invitante citazione: “Chi accumula libri, accumula desideri” (Ugo Ojetti). E forse lei di desideri ne aveva davvero tanti, visto che ha deciso di condividerli con altri utenti italiani aprendo una fortunata community interattiva: Pickwicki. Chiara De Caro, marchigiana, relativamente fresca di laurea – anno 2006, università Bocconi, Scienze economiche e statistiche – ci presenta la sua creazione, dalla nascita fino al successo, e i futuri progetti ancora in cantiere.

Come è nata l’ispirazione per Pickwicki?
«Pickwicki prende spunto da un’iniziativa amatoriale di una piccola associazione culturale maceratese, un sito statico in cui era possibile creare delle liste dei desideri su libri e musica. Da qui, l’idea di creare una community 2.0 basata sull’interazione degli utenti, sulla condivisione della passione per la lettura. Verso la fine del 2007, tra nuove opportunità e tanti cambiamenti, ho deciso che Pickwicki sarebbe diventata realtà! Pickwicki è andata così online i primi di marzo dell'anno successivo ed è stata ufficialmente lanciata a Torino, durante la Fiera internazionale del libro».

Perché iscriversi alla community?
«Pickwicki si differenzia per il suo particolare rapporto con librerie ed editori. Chi entra a far parte della community ha modo di condividere la propria passione per la lettura, di conoscere persone con gli stessi interessi e di esprimere le proprie opinioni su ciò che legge. All'interno della community, inoltre, gli utenti possono interagire e comunicare attraverso modalità innovative».

Cosa l’ha influenzata nella scelta del nome?
«Una persona importante per Pickwicki è sicuramente stato Charles John Huffam Dickens, autore di quell’indimenticabile inno all’amicizia che è il Circolo Pickwick. Una volta Alessandro Baricco definì i Pickwick papers (titolo originale inglese, ndr), “un libro che ti salva la vita”. Questo è un modello a cui la community tende. E poi tutti coloro che hanno permesso negli ultimi anni lo sviluppo del web 2.0 e del sistema di partecipazione diretta delle persone alla creazione dei contenuti della rete, un concetto che ci sembrava efficace riassumere in “wiki”, come Wikipedia e Wikinomics, tanto per citare due esempi molto noti. Ed ecco spiegato da dove nasce “Pickwicki”. La seconda "C" la abbiamo conservata per non far torto a Dickens e tanto meno a Mr. Samuel Pickwick, General Chairman-Member Pickwick Club».

Dopo poco più di un anno di vita – Pickwicki è online dal 10 marzo 2008 – quali sono state le più grandi conquiste e le prossime evoluzioni dell’intero progetto?
«Al di là della crescita di utenti e della sempre più ampia visibilità, la più grande conquista è stata la creazione stessa della community, la realizzazione di un progetto ambizioso. Le evoluzioni sono legate al desiderio di porre al centro gli utenti, consentendo loro di venire in contatto con persone con gusti simili, per condividere idee e opinioni. In questo senso, stiamo sviluppando sempre più la componente dei video, ossia la possibilità per i lettori di interagire attraverso la registrazione di brevi filmati. Una novità nell'ambito dei book social network, a livello globale!».

Secondo lei cosa può portare Internet al mondo dei libri e della lettura?
«Dalle statistiche emerge chiaramente che chi usa internet è di solito anche un lettore forte: dal web possono arrivargli stimoli, consigli su cosa leggere e opinioni di altri lettori. Da Internet stanno arrivando anche tante novità in ambito editoriale ma per questo ci vorrà tempo: i cambiamenti culturali sono lenti e graduali. Anche nell'era del web».

Dall’esperienza avuta negli Stati Uniti, come spiegherebbe le differenze delle risorse offerte da Internet a confronto con l’Italia?
«Come sappiamo l'Italia è caratterizzata da un ritardo tecnologico. Questo è ovviamente alla base delle principali differenze tra noi e gli USA, che risiedono non tanto nelle risorse offerte - è tutto comunque disponibile - quanto in un gap temporale di adozione delle stesse. La situazione sta tuttavia cambiando. La sempre maggiore diffusione della banda larga sta portando a un sempre più ampio utilizzo di Internet, per esempio. E l'uso della rete si sta quotidianizzando, un segnale molto importante».

In quanto donna imprenditrice, quali sono state le difficoltà iniziali?
«Nella mia attività non ho mai riscontrato difficoltà in quanto donna. I problemi, soprattutto in una fase iniziale, erano legati alla mia età!».

Progetti per il futuro?
«Sono alle prese con nuove partnership e tante nuove idee. Sicuramente ho scelto un lavoro impegnativo, ma è anche un continuo stimolo ad andare avanti».
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TELEGIORNALISTI Paolo Capresi, in Abruzzo in punta di piedi di Giuseppe Bosso

Questa settimana Telegiornaliste incontra Paolo Capresi, inviato per Studio Aperto nelle zone colpite recentemente dal terremoto.

Paolo, come stai vivendo questa esperienza in Abruzzo?
«Per la prima volta mi sono trovato a raggiungere una zona colpita da una calamità naturale a caldo. Ho subito avvertito l'impatto terrificante che l'evento ha avuto per la popolazione, però la gente non si è lasciata assolutamente abbattere ed è già pronta per ricostruire. Dopo i giusti pianti per i lutti subiti, la gente dell'Abruzzo si sta rimboccando le maniche ed ha una grandissima voglia di ripartire».

Come hai cercato di porti nei confronti di questa popolazione?
«Con molto rispetto per quanto hanno vissuto, avvicinandomi in punta di piedi, ascoltando attentamente e capendo la realtà dei fatti. Per prima cosa ho cercato di fare la parte relativa alla cronaca, raccontando cosa era successo, e poi sono andato in cerca di storie, di quello che la gente aveva da dire. Mi hanno commosso vicende come quella di una famiglia che si era riunita per la Pasqua, ma il sisma ha trasformato la festa in lutto. Mi ha colpito un allevatore che è riuscito a salvare le sue vacche, e che ha prodotto dopo pochi giorni il primo formaggio, dicendomi che era il segno della sua volontà di ripartire. E poi l'ultracentenaria rimasta bloccata per tre giorni nel letto della sua casa che mi ha raccontato di aver fatto l'uncinetto».

Le storie sono davvero tante.
«Sì, dai carabinieri che dopo aver messo in salvo i loro familiari si sono precipitati a dare soccorso agli sfollati alle persone che hanno dovuto rimandare i matrimoni programmati da tempo a causa dell'inagibilità delle chiese, e il medico che, rimasto senza camice, presta il suo servizio in pigiama. Tanti piccoli segni di una grande umanità e di una grande voglia di risollevarsi».

Abbiamo assistito a due facce della stessa medaglia dell'essere umano: al bene di questi volonterosi soccorritori da te citati si è purtroppo contrapposto il male degli sciacalli che hanno approfittato di questa catastrofe.
«Purtroppo è così, ci sono anche questi aspetti di cui dobbiamo parlare. Credo che sia importante non essere indulgenti e raccontare i risvolti sgradevoli. Esaurita la parte cronistica della tragedia è stato importante andare in cerca delle storie personali, proprio per sottolineare come ci sia questa volontà di ripresa. Direi che più o meno tutti i colleghi che ho incontrato hanno cercato di fare questo».

Cosa ne pensi dell'invadenza di chi, durante la notte, ha cercato di intervistare le persone che dormivano nelle automobili?
«Non nascondo che ho notato anch'io questa invadenza, e non mi ha fatto per niente piacere. Ripeto che ritengo necessario, mai come in questi casi, sapersi avvicinare alla gente in punta di piedi, con tatto, per permettere di esprimere ciò che sentono. Sarebbe normale aspettarsi, da chi è rimasto così colpito, reazioni sgarbate, ma per quanto mi riguarda non ho trovato una sola persona scortese tra coloro che ho intervistato».

Grande è la solidarietà che è stata finora manifestata, tra raccolte di fondi e proposte per ospitare gli sfollati. Ma basterà questo per la ricostruzione?
«Servono soprattutto soldi per l'Abruzzo, ed è quello che ha evidenziato anche Berlusconi invitando i cittadini a non mandare cose che potrebbero non servire; come è successo, per esempio, con i giubbotti o con carichi di uova, è importante che i soldi vengano canalizzati in maniera giusta per arrivare dove devono arrivare».

Non sono mancate polemiche, anche di natura politica.
«È facile dire "si poteva evitare". Ma in questo momento non credo sia il caso di fare questo tipo di ragionamenti, occorre rimboccarsi le maniche. Tutto il resto viene dopo».

Ad ogni modo, pur nell'enormità della tragedia, ritieni che per un giornalista sia formativo seguire eventi come questo dal vivo?
«Questa è la vita, la nostra vita, dobbiamo affrontarla e ciò fa crescere tutti, giornalisti e non. Per la nostra professione lavorare in queste situazioni è sicuramente un'esperienza molto formativa, non solo professionalmente, ma soprattutto umanamente. In questi casi potrebbe essere una bella idea affiancare agli inviati anche qualche stagista delle scuole».
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SPORTIVA Maria Verchenova: per la mazza è stato amore a prima vista di Pierpaolo Di Paolo

Chi associa il golf a una disciplina ricca, snob, molto riservata e tendenzialmente noiosa, sbaglia di grosso. Negli ultimi anni l'immagine classica di questo sport ha subito un'autentica rivoluzione. Un ruolo determinante l'hanno avuto anche le numerose giocatrici che, belle e sempre meno austere nel look, hanno demolito l'aspetto tradizionale di questa attività sportiva imponendo la loro esuberante sensualità.

Tra queste è impossibile non nominare Maria Verchenova. Ventitré anni appena compiuti, 1,75 cm di altezza e un corpo mozzafiato, la giovane promessa del golf russo sta attirando l'interesse di esperti del settore e non solo. In tutta sincerità, non si può dire che la bellissima atleta abbia conquistato l'attenzione generale in virtù di un talento fuori del comune o di risultati eccezionali sul green, almeno per ora. Di questo lei ne è ben consapevole, e non si nasconde: «Il mio vero lavoro è fare la modella. Ne sono conscia, è decisamente più facile». Poi ha un lampo di genio ed aggiunge: «Se il golf fosse meno complicato sarei già una campionessa».

Il suo fisico rappresenta un indubbio vantaggio, e la giovane sportiva è ben attenta a valorizzarlo, come lei stessa ammette senza problemi: «Quando gioco sono attenta ad indossare sempre qualcosa di speciale, cerco di vestirmi in modo più sexy rispetto alle altre, con una gonna più corta o una maglia più scollata». L'amore per il golf è una conquista recente: «Ho iniziato a giocare non molto tempo fa, ma con la mazza da golf è stato amore a prima vista», spiega l'avvenente Maria. «Da piccola non lo seguivo minimamente. Non sapevo neanche che esistesse, a dire il vero. In Russia non è granché considerato. Semplicemente, crescendo, ho cominciato a considerarlo un passatempo davvero divertente».

Anche per questo i suoi risultati sportivi - quinta nel Ladies Tenerife Open - destano interesse ed aspettative. La Verchenova potrebbe davvero diventare una delle più forti giocatrici del momento. Nel frattempo, ad appassionati del golf e non, non resta che stare a guardare.
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