Caffè
Lazzarelle, sapore buono di libertà
di
Federica Santoro
Cento chili di caffè in pacchetti bianchi e rosa da 250
grammi è più o meno quello che produce al giorno la
cooperativa della Casa circondariale di
Pozzuoli.
Ne fanno parte dieci donne, dieci detenute che curano la
produzione dei chicchi dalla torrefazione al marketing. Come
nome del marchio è stato scelto
Caffè Lazzarelle,
come logo un treno Orient Express e sullo sfondo,
stilizzati, il golfo di Pozzuoli e il Vesuvio.
Un’impresa nata dal progetto
Chicco solidale
finanziato dall’assessorato alle Politiche sociali della
Regione Campania e realizzato dal carcere napoletano con le
professioniste della federazione Città sociale, e cioè le
associazioni
Il pioppo,
Giancarlo Siani e la
cooperativa
Officine.ecs. Da qui, l’avvio a un corso
di
formazione e a un seminario pratico
professionalizzante.
Le
detenute si occupano dell’impacchettatura, della
gestione dei magazzini, della pulizia e della manutenzione
quotidiana dei locali e delle macchine.
Le confezioni verranno immesse sul mercato e vendute come
prodotto artigianale a un prezzo medio alto visto che la
qualità del caffè è pregiata: i chicchi provengono da
Brasile, Costa Rica, Colombia, India e Uganda. Inoltre,
miscela e torrefazione avvengono in maniera professionale.
Dallo scorso settembre le detenute lavorano dal lunedì al
venerdì per sei ore al dì. Ogni lavorazione dura un giorno
intero: dopo la macinazione, infatti, bisogna lasciare tutto
all’aria aperta per 24 ore per ottenere il sapore denso e
forte del buon caffè.
Questo «non è un passatempo - precisa la coordinatrice del
progetto Paola Misto - ma un impegno serio che permette
l’acquisizione di conoscenze perfettamente spendibili per un
futuro
reinserimento delle lavoratrici detenute una
volta libere».