
Telegiornaliste anno II N.
46 (78) del 18 dicembre 2006
Immigrazione: il
mondo colorato
di Nicola Pistoia
Parlare degli stranieri e del problema dell’immigrazione
è sempre un po’ rischioso, soprattutto in questo periodo. Ma
quando lo si fa con garbo, con attenzione e senza
esagerazioni può diventare anche molto interessante e
talvolta istruttivo.
Ogni giorno, alle 9.45 su Rai2va in onda un programma
il cui intento è proprio quello di affrontare questi
argomenti delicati, raccontando storie che forse nessuno si
sognerebbe mai di raccontare. Storie non eclatanti ma
semplici, che
toccano da vicino la vita dei nostri immigrati. Tutto questo
è
Un mondo a colori, programma di Rai Educational,
curato e condotto in studio da Valeria Coiante. L'abbiamo
incontrata.
In base a cosa scegliete gli argomenti da trattare?
«Soprattutto in base all'attualità, come tutti i programmi
di informazione. E con questo non intendo dire che ci
occupiamo di un argomento solo quando questo sia arrivato
alla ribalta dei media. Cerchiamo anzi di prevedere il più
possibile cosa accadrà e dove, e spesso ci riusciamo perché
abbiamo ormai una conoscenza degli argomenti trattati molto
approfondita. Faccio un esempio: noi abbiamo iniziato ad
occuparci di via Anelli, a Padova, nel 2003. Quest'estate,
quando hanno dovuto tirare su un muro, siamo stati gli
ultimi a stupirci. Così come fummo tra i primi, tre anni fa,
a documentare le file fuori dalle poste di tutto il Paese
per il decreto sui flussi migratori: bastò dare un'occhiata
alla legge appena uscita per capire che sarebbe successo un
putiferio, e quella notte le nostre troupe erano in tre
diverse città italiane, tra gli immigrati accampati per
strada».
Lei fa parte di questo programma da diverso tempo: riesce
a spiegarci il livello di integrazione degli immigrati nel
nostro Paese?
«Lo conduco in studio solo da quest'anno. Per tre anni sono
stata dietro le quinte, lavorando solo come autrice e
lasciando parlare esclusivamente i servizi. Ho deciso di
espormi in video nella convinzione di riuscire a instaurare
un dialogo con i telespettatori, di dar loro una mano nel
guidarli attraverso temi che io per prima sento davvero
complessi e delicati».
Per il periodo natalizio avete preparato qualcosa di
particolare?
«No, niente servizi "natalizi", consolatori. Però il Natale
è la festa dei bambini, e durante le feste mandiamo in onda
servizi in cui ci occuperemo più spesso di loro, di quei
bambini per i quali il Natale è un lusso che non si possono
proprio permettere».
Il suo programma è su Rai Educational: quali sono,
secondo lei, gli aspetti educativi che Un mondo a colori
vuole trasmettere?
«Noi cerchiamo di dare gli strumenti per farsi un'idea
quanto più possibile completa e lontana da slogan e luoghi
comuni. Parliamo quotidianamente di argomenti che hanno a
che fare con le questioni epocali del nostro mondo, e lo
facciamo con attenzione, umiltà e partecipazione. I primi a
"educarsi" siamo noi, quando ci documentiamo sui casi da
trattare. Più che fornire risposte, ci proponiamo di far
sorgere domande, le stesse che ci siamo posti noi
nell'affrontare quell'argomento. Il marchio Rai Educational
credo voglia dire questo. E' il frutto del lavoro di tutti a
Rai Educational, a cominciare dal direttore Giovanni Minoli».
Secondo lei ci sono le basi per un dialogo tra cristiani
e musulmani?
«Siamo dotati di parola. E' questa la base del dialogo, la
parola. Cristiani, musulmani, ebrei, atei, quello che ci
unisce è la possibilità di raggiungere l'altro attraverso lo
scambio di idee, esperienze, espressioni della ragione.
Finché avremo la possibilità di esprimerci e di conoscere,
ci sarà la base per il dialogo. E poi il viaggio di
Benedetto XVI in Turchia mi sembra abbia dimostrato che le
basi del dialogo ci sono».
Durante la sua carriera si è occupata di eventi difficili
come lo sbarco dei profughi o il precariato lavorativo; non
ha mai pensato di occuparsi di qualcosa di meno difficile?
«Mai pensato? Ci penso in continuazione! Quando mi capita di
avere dei momenti di sconforto dovuti al fatto che mi occupo
di argomenti così grandi, quando mi prende inevitabilmente
un senso di inadeguatezza di fronte all'enormità delle
questioni che mi si presentano davanti, a volte esco dalla
mia stanza che dà su quella della redazione, e declamo:
Ho deciso, dall'anno prossimo facciamo un bel varietà,
magari multietnico, con l'angolo delle ricette di cucina
internazionale!
Scherzi a parte, sono una giornalista e questo è il mio
lavoro, che cerco di fare sempre con passione».
Il sogno nel cassetto di Valeria Coiante?
«Ne avevo uno fino a poco tempo fa, quando arrancavo nella
mia vita di mamma e di lavoratrice, con i sensi di colpa nei
confronti di mio figlio che mi decantava le lodi delle mamme
dei suoi compagni che stavano sempre a casa. Sognavo che un
giorno lui avrebbe capito, e sarebbe stato fiero di me.
Pochi mesi fa è venuto da me e mi ha detto che io sono la
mamma migliore del mondo per lui, anche se faccio la
"giornalista che va in televisione". Mi sto godendo questo
momento, prima di riaprire quel cassetto».