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Intervista a Chiara De Caro Tutte le interviste tutte le interviste
Chiara De Caro PickwickiTelegiornaliste anno V N. 16 (187) del 27 aprile 2009

Chiara nel circolo dei libri di Chiara Casadei

Sulla home page del suo sito campeggia un’invitante citazione: “Chi accumula libri, accumula desideri” (Ugo Ojetti). E forse lei di desideri ne aveva davvero tanti, visto che ha deciso di condividerli con altri utenti italiani aprendo una fortunata community interattiva: Pickwicki. Chiara De Caro, marchigiana, relativamente fresca di laurea – anno 2006, università Bocconi, Scienze economiche e statistiche – ci presenta la sua creazione, dalla nascita fino al successo, e i futuri progetti ancora in cantiere.

Come è nata l’ispirazione per Pickwicki?
«Pickwicki prende spunto da un’iniziativa amatoriale di una piccola associazione culturale maceratese, un sito statico in cui era possibile creare delle liste dei desideri su libri e musica. Da qui, l’idea di creare una community 2.0 basata sull’interazione degli utenti, sulla condivisione della passione per la lettura. Verso la fine del 2007, tra nuove opportunità e tanti cambiamenti, ho deciso che Pickwicki sarebbe diventata realtà! Pickwicki è andata così online i primi di marzo dell'anno successivo ed è stata ufficialmente lanciata a Torino, durante la Fiera internazionale del libro».

Perché iscriversi alla community?
«Pickwicki si differenzia per il suo particolare rapporto con librerie ed editori. Chi entra a far parte della community ha modo di condividere la propria passione per la lettura, di conoscere persone con gli stessi interessi e di esprimere le proprie opinioni su ciò che legge. All'interno della community, inoltre, gli utenti possono interagire e comunicare attraverso modalità innovative».

Cosa l’ha influenzata nella scelta del nome?
«Una persona importante per Pickwicki è sicuramente stato Charles John Huffam Dickens, autore di quell’indimenticabile inno all’amicizia che è il Circolo Pickwick. Una volta Alessandro Baricco definì i Pickwick papers (titolo originale inglese, ndr), “un libro che ti salva la vita”. Questo è un modello a cui la community tende. E poi tutti coloro che hanno permesso negli ultimi anni lo sviluppo del web 2.0 e del sistema di partecipazione diretta delle persone alla creazione dei contenuti della rete, un concetto che ci sembrava efficace riassumere in “wiki”, come Wikipedia e Wikinomics, tanto per citare due esempi molto noti. Ed ecco spiegato da dove nasce “Pickwicki”. La seconda "C" la abbiamo conservata per non far torto a Dickens e tanto meno a Mr. Samuel Pickwick, General Chairman-Member Pickwick Club».

Dopo poco più di un anno di vita – Pickwicki è online dal 10 marzo 2008 – quali sono state le più grandi conquiste e le prossime evoluzioni dell’intero progetto?
«Al di là della crescita di utenti e della sempre più ampia visibilità, la più grande conquista è stata la creazione stessa della community, la realizzazione di un progetto ambizioso. Le evoluzioni sono legate al desiderio di porre al centro gli utenti, consentendo loro di venire in contatto con persone con gusti simili, per condividere idee e opinioni. In questo senso, stiamo sviluppando sempre più la componente dei video, ossia la possibilità per i lettori di interagire attraverso la registrazione di brevi filmati. Una novità nell'ambito dei book social network, a livello globale!».

Secondo lei cosa può portare Internet al mondo dei libri e della lettura?
«Dalle statistiche emerge chiaramente che chi usa internet è di solito anche un lettore forte: dal web possono arrivargli stimoli, consigli su cosa leggere e opinioni di altri lettori. Da Internet stanno arrivando anche tante novità in ambito editoriale ma per questo ci vorrà tempo: i cambiamenti culturali sono lenti e graduali. Anche nell'era del web».

Dall’esperienza avuta negli Stati Uniti, come spiegherebbe le differenze delle risorse offerte da Internet a confronto con l’Italia?
«Come sappiamo l'Italia è caratterizzata da un ritardo tecnologico. Questo è ovviamente alla base delle principali differenze tra noi e gli USA, che risiedono non tanto nelle risorse offerte - è tutto comunque disponibile - quanto in un gap temporale di adozione delle stesse. La situazione sta tuttavia cambiando. La sempre maggiore diffusione della banda larga sta portando a un sempre più ampio utilizzo di Internet, per esempio. E l'uso della rete si sta quotidianizzando, un segnale molto importante».

In quanto donna imprenditrice, quali sono state le difficoltà iniziali?
«Nella mia attività non ho mai riscontrato difficoltà in quanto donna. I problemi, soprattutto in una fase iniziale, erano legati alla mia età!».

Progetti per il futuro?
«Sono alle prese con nuove partnership e tante nuove idee. Sicuramente ho scelto un lavoro impegnativo, ma è anche un continuo stimolo ad andare avanti».

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