
Telegiornaliste anno III N.
11 (89) del 19 marzo 2007
Luigi Galluzzo:
amo camminare!
di Nicola Pistoia
Da venti anni nelle tv, locali e nazionali,
Luigi Galluzzo è
redattore di
Studio Aperto. Di sé dice: «Amo perdere tempo,
camminare, a volte andare in bicicletta e giocare a tennis.
Nutro un sano scetticismo per le cose della vita e... Se
potessi non lavorare!»
Luigi, come hai scelto di fare il giornalista?
«Per caso: un amico mi presentò al direttore di una tv
locale siciliana, Tele Acras, e lì ho lavorato per dieci
anni, diventando professionista».
Hai mai pensato di voler fare altro nella vita?
«Sempre! Mi sarebbe piaciuto fare il professore, ad esempio,
ma anche il ferroviere, ed ancora adesso mi chiedo se ho
fatto bene a fare il giornalista».
Descrivici la tua giornata tipo...
«In redazione alle 10.00, lettura dei giornali, rapida
occhiata a quanto succede su internet e poi al lavoro: qui a
Roma noi realizziamo pezzi sia per l'edizione di Studio
Aperto delle 12.30 che per le 18.30. Argomenti
disparati, a volte mi occupo di politica interna, altre di
cronaca, ma capita di fare anche servizi sui cagnolini
smarriti!».
Nella tua esperienza professionale hai un servizio, un
personaggio o un'intervista che più ricordi?
«La mia prima intervista a Raimondo Vianello, nei corridoi
degli studi Mediaset di Cologno: incontrarlo dal vivo mi
emozionò tantissimo».
Ti piacerebbe condurre il telegiornale o preferisci
continuare a fare l'inviato?
«Forse mi piacerebbe. Diciamo che non me lo hanno mai
proposto».
Chi, tra le tue college telegiornaliste, apprezzi
maggiormente?
«Monica Gasparini».
Chiaro e conciso. Quali consigli a chi volesse tentare la
strada del giornalismo?
«Di rifletterci bene prima di tuffarsi veramente in questa
avventura. Il giornalismo che si può fare in Italia di
questi tempi è misera cosa, in genere, ben lontano dall'idea
romantica che mi sembra di capire ha ancora chi ci guarda da
fuori».