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Intervista a Giulio Giustiniani tutte le interviste
Telegiornaliste anno II N. 15 (47) del 17 aprile 2006

Giulio Giustiniani, una vita da direttore di Mario Basile

Oltre trent'anni d'esperienza nel mondo del giornalismo. Quasi venti da direttore. Cinque anni fa, dalla carta stampata è passato alla tv con La7, di cui oggi è direttore news e direttore editoriale. In esclusiva per Telegiornaliste, Giulio Giustiniani racconta ai lettori la sua carriera e la sua vita da direttore.

Come ha scelto la strada del giornalismo? Ha trovato difficoltà agli inizi?
«Ho visitato La Nazione, il giornale di Firenze, quando avevo dieci anni. Lì ho deciso, e non ho mai avuto dubbi. Le difficoltà, poi, sono il sale della professione, e anche della vita».

Quali sono gli aspetti che più la affascinano del suo lavoro?
«In ogni mestiere occorre diventare grandi, cioè specializzarsi. Nel giornalismo si può restare sempre adolescenti, cioè curiosi di tutto».

Come ci si sente ad essere il direttore di un tg come La7 operando in un panorama televisivo dominato, nell'immaginario collettivo, dai tg di "mamma Rai" e Mediaset?
«Piccoli e liberi, tanto liberi».

Qual è la sua scaletta ideale per un tg?
«Fatti e opinioni in giusta dose, e mai mescolati gli uni con le altre».

Costruendo il suo tg con i suoi redattori e le sue redattrici a quale pubblico ha pensato?
«A un pubblico curioso, che talvolta legge anche i giornali».

Un tg moderno dovrebbe puntare più sulla cronaca o sugli approfondimenti? O tenere distinti i due ambiti?
«Entrambi, ma tenuti distinti».

Cerca mai di sapere cosa mettono in scaletta i direttori dei tg concorrenti?
«No, fanno prodotti diversi per un pubblico diverso».

A La7 ci sono due giornaliste straniere come Anne Treca e Rula Jebreal. Può parlarci del loro contributo in redazione?
«Confrontano l'Italia con il mondo, anche inconsapevolmente. Sono un antidoto al provincialismo».

È faticosa la vita del direttore? Mauro Mazza del Tg2 sostiene che lo sia. Lei che ne pensa?
«Non è faticosa, è peggio. Ma io faccio il direttore da diciannove anni. Quando mi riposo mi annoio».

Chi sono stati i suoi maestri di giornalismo?
«Tanti. Piazzasi, Stille, Mieli... Nella vita, tanto o poco, s'impara da tutti, anche da chi sbaglia».

Un suo consiglio ai giovani che aspirano a diventare giornalisti.
«Scrivete sui giornali, senza entrare nei giornali. Apparite in televisione, ma senza essere dipendenti della televisione. Come ospiti si è meno condizionati».

 
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