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Intervista a Stephen Gundle tutte le interviste
Telegiornaliste anno IV N. 8 (133) del 3 marzo 2008

La bellezza italiana secondo Stephen Gundle
di Valeria Scotti

Una fotografia del fascino italiano tra l'Ottocento e i nostri giorni. La bellezza, parte integrante del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, è protagonista tra le pagine di Figure del desiderio. Storia della bellezza femminile italiana, l’ultimo libro di Stephen Gundle, edito da Laterza. Professore inglese di Storia dei Mass Media e profondo conoscitore della lingua e della cultura del nostro Paese, Gundle ha analizzato l’universo delle donne italiane che, per il mondo, costituiscono un ideale di femminilità.

Sono tante le donne-simbolo che sfilano lungo le pagine del suo libro. In che modo il fascino italiano ha caratterizzato e influenzato l'Ottocento sino ai giorni nostri?
«Il fascino italiano per gli stranieri è sempre stato legato alla bellezza, allo stile di vita del Paese e alla promessa di felicità offerta. Alla stesso modo, la bellezza delle donne italiane è sempre stata vista come calda, bruna e naturale, diversa dalla bellezza fredda e studiata delle donne del Nord Europa. Si tratta di uno stereotipo molto sfruttato dal cinema del dopoguerra e che è stato un una trampolino di lancio per attrici e modelle. All'estero, l'attrice italiana è sempre stata rappresentante della femminilità mediterranea. In passato, la femminilità italiana piaceva perché era rassicurante: la bella italiana era una donna tradizionale che accettava il suo destino biologico. Da diversi decenni, queste idee hanno subito una notevole modernizzazione. La Loren, la Bellucci ed altre spesso parlano contro la magrezza estrema, contro la chirurgia plastica, a favore del buon cibo e così via. In un periodo in cui gli ideali della bellezza del mondo occidentale hanno sempre meno a che vedere con la natura, c’è la richiesta di una via meno artificiale e più in sintonia con la vita normale».

Lina Cavalieri, soprano e attrice cinematografica, fu definita da d’Annunzio "la più conturbante espressione di Venere sulla Terra". In cosa consisteva il suo fascino?
«La Cavalieri è un personaggio chiave perché era una popolana dal portamento regale. Univa quindi le qualità estetiche, da lungo tempo associate alle italiane, alle ambite qualità di classe e di eleganza. Era nata a Trastevere, ma ben presto divenne un'italiana di Parigi, lavorando alle famose Folies Bergère prima di intraprendere una nuova carriera come cantante lirica. La sua bellezza tipicamente italiana fu molto discussa, quasi innalzata a bandiera nazionale. A suo tempo fu chiamata "la donna più bella del mondo" e questo divenne poi il titolo del film sulla sua vita interpretato dalla Lollobrigida. La Cavalieri è emersa proprio nel momento in cui la riproduzione fotografica diventava comune: fu spesso raffigurata nelle riviste e in migliaia di cartoline. Inoltre aveva una vita privata piuttosto movimentata, essendosi sposata quattro volte. Al contrario di altre bellezze, aveva sempre un'aria malinconica, un po' come la Bellucci oggi».

Come possiamo descrivere la bellezza di due icone del cinema italiano come la Loren e la Lollobrigida?
«Negli anni Cinquanta si diceva che la Lollobrigida era la più amata dagli italiani mentre all'estero la Loren godeva di maggiori favori. La prima era forse più bella, ma meno esuberante e originale. La Lollobrigida ha presto abbandonato i ruoli di popolana ma la Loren, che del resto poteva fare leva sulle sue origini partenopee, ha semplicemente aggiunto altre sfaccettature al suo personaggio. Ha sempre parlato delle sue origini umili e delle sue lotte e ha coinvolto il mondo intero negli anni Sessanta nel suo tormentato tentativo di diventare madre. All'estero, erano viste un po' come la Marilyn Monroe e la Jayne Mansfield del cinema italiano e come queste non hanno mai recitato insieme. Ma nel tempo, la Loren che aveva dalla sua parte un produttore importante, Carlo Ponti, e un regista come De Sica, si è rivelata un'attrice superiore. Per gli stranieri non rappresenta tanto il cinema italiano o la moda italiana, quanto l'Italia stessa».

La bellezza italiana ha concorrenti nel mondo?
«Alla fine dell'Ottocento - il periodo in cui i confronti internazionali tra i tipi di bellezza andava per la maggiore - si diceva che i modelli forti erano la francese, l'inglese, l'italiana, la spagnola e l'americana. Nei decenni successivi, la bellezza spagnola subì un declino, mentre la francese perse molti dei suoi connotati specifici. La bellezza americana era più legata a qualità tipo la sportività, la salute, l'emancipazione. La figura della "rosa inglese" forse resiste, ma è interamente legata a donne specifiche tipo la principessa Diana o l'attrice Kate Winslett. Solo l'italiana è rimasta un modello forte in cui certe idee vengono prima delle donne che le incarnano. Ma nell'era della globalizzazione, i discorsi intorno a modelli nazionali di bellezza hanno sempre meno senso e corrono anche il rischio di sembrare un po' arretrati se non addirittura razzisti».

Miss Italia e gli altri concorsi: quanto sono cambiati nel corso degli anni e quanto ancora rispecchiano realmente la bellezza italiana?
«Miss Italia gode di una visibilità che manca a molti altri concorsi. Da sempre sono in gioco due modelli: la bellezza della tradizione, apprezzata da molti giurati, e la bellezza corrente, che è quella a cui aspirano la maggiore parte delle concorrenti. La seconda è meno nazionale e più aperta alle suggestioni della moda e della televisione. A mio parere, il concorso cerca di mantenere un equilibro tra questi modelli, facendo presiedere la giuria alle bellezze più rappresentative del Paese come la Loren, la Cardinale, la Bosè, ma alternando le vincitrici: un anno la bionda, un'altro la bruna tradizionale e così via. E' comunque un equilibrio difficile da mantenere. Tutta la controversia intorno a Denny Mendez nel 1996 ne è la prova. Da allora, nessuna candidata di colore ha avuto più serie possibilità di vincere».

Perché spesso è difficile liberarsi dai modelli imposti dall’industria della bellezza?
«Perché l'industria della bellezza si propone come amica delle donne e offre prodotti dall'utilità immediata. Promette qualcosa che affascina anche se poi, nella realtà, è impossibile da ottenere: l'eterna giovinezza, o almeno la sembianza di essa. Nella società moderna le apparenze contano molto e il potere dell'industria della bellezza ne è una delle conseguenze».

Ha ricevuto più testimonianze maschili o femminili dopo la pubblicazione del suo libro?
«Avevo messo in conto che avrei ricevuto delle critiche per aver affrontato un tema ritenuto da alcuni troppo frivolo per un esame storico, da altri più adatto a una donna che a uno studioso a causa della pesante eredità di maschilismo che c'è in ogni discorso sulla bellezza delle donne. In realtà ho trovato più disponibilità tra le donne e credo che un numero maggiore di copie del libro - sia in Italia che all'estero - siano state comprate dalle lettrici».

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