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Intervista a Simona Rolandi (1) tutte le interviste
Simona RolandiTelegiornaliste anno III N. 31 (109) del 3 settembre 2007

Simona Rolandi, la Mimì dello sport di Giuseppe Bosso

Simona Rolandi è giornalista professionista dal 2001. Laureata in Economia e Commercio, è stata pallavolista per dodici anni.
Dal 1998 al 2000 ha frequentato la scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia, collaborando poi con diverse tv private e riviste sportive e siti internet. L'estate 2007 l'ha vista impegnata con la Domenica Sportiva Estate.

Sei soddisfatta di questa esperienza?
«Assolutamente sì. È stata bellissima e mi ha dato la possibilità di cimentarmi nel ruolo di conduttrice; soprattutto mi è piaciuto il fatto che, essendo il calcio fermo in questo periodo (trattative di mercato e amichevoli escluse, ovviamente), abbiamo potuto dare maggiore spazio ad altre discipline».

Hai concluso con la puntata celebrativa dell'anno dalla vittoria azzurra a Berlino; è stato davvero, secondo te, l'inizio di una nuova era per il calcio italiano, dopo Calciopoli?
«Non penso si possa parlare di nuova era; certo è stata una parentesi poco piacevole in cui, comunque, abbiamo vissuto la grande gioia della vittoria degli azzurri. Poi, quello che ne è seguito rappresenta sicuramente un grande cambiamento in cui si è cercato di fare pulizia, ma non credo che basti per parlare di una nuova era».

Come ti sei trovata ad occuparti di calcio? Preferiresti tornare ad occuparti del tuo primo grande amore, la pallavolo?
«Iniziai scrivendo, appunto, articoli sulla pallavolo per riviste che venivano distribuite negli stadi. Ma il calcio l’ho sempre seguito, in maniera diversa perché non lo praticavo. Ho visto tantissime partite, avendo accanto persone alle quali ho chiesto sempre spiegazioni. All’inizio non è stato facile. Certo non mi dispiacerebbe occuparmi anche di altri sport, ma lo spazio a loro riservato è quello che è, salvo Formula 1 e motociclismo».

C’è qualche collega a cui cerchi di ispirarti?
«Cerco sempre di essere me stessa. Trovo molto positivo, comunque, che ci siano tante donne che riescano a parlare di calcio e di sport con grande professionalità e competenza. Lo vedo anche nelle trasmissioni di Mediaset, La7 e Sky».

Sempre a proposito di pallavolo, che hai praticato fino alla serie C: si mormora che ti sia avvicinata a questo sport grazie al cartone Mimì Ayuhara...
«Beh, sì, come molti ragazzi della mia generazione si sono avvicinati agli sport di squadra proprio sulla scia del grande successo che i cartoni giapponesi ebbero negli anni ’80. A me piaceva molto la serie di Mimì, e non mi vergogno a dire che è stato anche per questo che mi sono avvicinata alla pallavolo, al punto che (ride, ndr) mi capitava anche di imitare alcuni suoi allenamenti».

Sport ma non solo, nella tua carriera: due anni fa ti abbiamo vista al Tg1, durante l’estate, alle prese con servizi di costume e società. Come hai vissuto quella parentesi?
«E’ stata un’esperienza davvero molto interessante, anche se breve, che mi ha dato modo di affrontare un altro settore del giornalismo».

Fino a pochi anni fa eravamo abituati a vederti alla postazione email, prima a Stadio sprint e poi, quest’anno, a Martedì Champions: hai cercato in questi frangenti di "rubare" qualche segreto ai tuoi colleghi?
«Ho avuto la fortuna di lavorare sempre accanto a validi professionisti che mi hanno insegnato molto, ma non è solo da loro che si può imparare tanto: anche seguendo un servizio o un’intervista fatti bene puoi trovare nuovi stimoli e spunti da sviluppare».

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