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Intervista a Elvira Seminara   Tutte le interviste tutte le interviste
Elvira SeminaraTelegiornaliste anno V N. 28 (199) del 20 luglio 2009

Ode alla messa in piega di Valeria Scotti

Tredici storie nate sotto il phon. Siamo nei saloni dei coiffeur, le seconde case delle donne. Elvira Seminara, giornalista e docente di Storia e tecnica del Giornalismo all’Università di Catania, è l’autrice de I racconti del parrucchiere (Gaffi Editore in Roma).

I saloni dei parrucchieri come salotti preferiti dalle donne. Qual è il meccanismo che scatta?
«Scatta il gioco del "salotto" appunto. Dove fai relazione, trovi un ascolto solitamente raro. E dove ti fermi, soprattutto, e dentro giornate sfibrate dalla fretta trovi una pausa davanti allo specchio. E ti guardi - sei costretta - e rivedi lampi della tua vita. Per questo a me il salone appare un luogo eccezionalmente narrativo, dove succedono storie, si ferma il tempo. Dove in fondo accadono prodigi. Cos'altro è se non un incantesimo la trasformazione dei capelli? Entri bruna ed esci bionda. O rossa. È un'alchimia. Albedo Nigredo Rubedo!».

Il taglio dei capelli spesso e volentieri come desiderio di rinnovare la propria vita. Il parrucchiere, sempre più architetto. Qual è il rapporto che si instaura tra quest'ultimo e le sue clienti?
«Le donne cambiano pettinatura quando non possono cambiare il resto. E se non è bastato, poi cambiano il posto dei mobili in casa! Gli uomini, invece, per sentirsi nuovi cambiano la macchina. A parte lo scherzo, il salone anche per questo è un luogo magico. Il parrucchiere col suo camice e le sue pozioni (lozioni) magiche, e i suoi strani ferri del mestiere, è una specie di sciamano. In città sempre più spaesanti, ad alto tasso di disumanità, il salone sembra una strana oasi nel tempo e nello spazio. Dove riemerge la parola, lo scambio, il contatto fisico tra mani e pensieri».

Tra i personaggi dei suoi racconti chi si distingue di più? Chi, secondo lei, aveva davvero bisogno di un 'taglio'?
«Tutti hanno qualcosa da troncare. Chandrika taglia le radici, l'uomo tradito taglia la memoria, la novizia spezza la sua vita in due, il trans recide il suo lato maschile. Ma fermiamoci qui perché se spacchiamo il capello in quattro, sveliamo tutto!».

Dal romanzo L'indecenza (Mondadori) a I racconti del parrucchiere. Nelle short stories i nodi vengono meno al pettine?
«Beh, forse con meno violenza. Se L'indecenza è un thriller psicologico, questo è un thriller tricologico. E dunque c'è un po' di balsamo che addolcisce».

La sua migliore messa in piega?
«È la piega che prendono le storie quando vengono bene. Intendo un poco spettinate, leggere e flessibili, naturali e visibili, molteplici… Come auspicava Calvino nelle fantastiche Lezioni americane».

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