Annalisa
Anastasi, i valori di una giornalista
di
Giuseppe Bosso
Annalisa Anastasi lavora al tg
dell’emittente friulana Videoregione da luglio 2008. Attualmente collabora anche
con il settimanale
Il Friuli e con alcune associazioni Onlus.
Come ti sei avvicinata al giornalismo?
«È una passione che coltivavo da anni, ho sempre avuto una grande curiosità per
il mondo della comunicazione e per i media. Se usati bene, ti offrono grandi
cose. Amo il contatto con la gente, che siano persone comuni o rappresentanti
delle istituzioni».
Nel 2008 hai vinto il titolo di
Miss Friulitv.net. Le tue emozioni?
«Mi ritengo una persona riservata, contrariamente a quanto si potrebbe pensare
guardandomi in tv. È stata un'esperienza simpatica che mi ha fatto piacere, ma
per il resto preferisco guardare sempre avanti, osservare e compiere giorno dopo
giorno quei piccoli passi della crescita professionale. Comunque sono contenta
se riesco a trasmettere qualcosa di positivo a chi mi segue».
Hai un blog e, come molti nostri colleghi, uno spazio su Facebook.
Cosa hanno cambiato queste nuove forme di comunicazione?
«In realtà per me questi spazi sono più che altro uno svago, cerco di non
parlare del mio lavoro. Niente potrà mai sostituire il
face to face,
anche se questo aspetto sta diminuendo a molti livelli. Il contatto è
fondamentale, è così che riesci a captare quelle emozioni che poi cerchi di
trasmettere al pubblico».
E il digitale terrestre? Ritieni possa dare una maggiore visibilità a chi,
come te, opera a livello locale?
«Lo spero, soprattutto perché le realtà locali costituiscono una grande risorsa:
rispetto alle emittenti nazionali, riescono ad essere più vicine al territorio
dove operano e a seguire attentamente le problematiche del cittadino».
Quale notizia ti piacerebbe dare un giorno?
«Ogni notizia, anche quella apparentemente piccola come la riparazione di una
buca per strada, è importante. Non sono alla ricerca assillante dello scoop
straordinario che ti può cambiare la carriera, ma cerco sempre di percorrere uno
step alla volta. Spero di conservare sempre questa mentalità e questa carica, è
una spinta per andare avanti».
Quali apprezzamenti ti ha fatto piacere ricevere? E il tuo rapporto con le
critiche?
«Parlando di apprezzamenti, la prima cosa che si presenta allo spettatore è
l’estetica. Fin da quando ho esordito in televisione, ho avvertito la
frustrazione di essere considerata una valletta muta, mentre io voglio parlare,
esprimermi, dire la mia. Per fortuna, con il tempo, sono riuscita a trasmettere
questa idea: alcune Onlus di cui ho parlato, per esempio, mi hanno riconosciuto
grande passione per come ho affrontato le loro problematiche. Per quanto
riguarda le critiche, non mi piace vedere sottovalutati i giovani in generale.
Capisco che all’inizio un po' di diffidenza ci possa essere, ma se non si
investe sulle nuove generazioni, se non si dà alle nuove leve la possibilità di
emergere, non ci potrà mai essere un ricambio in un gruppo di lavoro. Ho capito
che bisogna adeguarsi nei toni, purché ci sia sempre rispetto per la persona e
per la meritocrazia. Per fortuna, non ho ancora trovato qualcuno che abbia
discusso i miei valori».