La
Boxe femminile sbarca alle Olimpiadi
di
Pierpaolo Di Paolo
È accaduto. Dopo le donne nelle forze armate, le
donne arbitro, le
donne manager e quelle sulla luna, l'ennesima
barriera tra i sessi è crollata. Il 13 agosto 2009
il
CIO ha ufficialmente inserito la
boxe
femminile nell'elenco delle discipline ammesse
ai Giochi Olimpici di Londra 2012. Quaranta
combattenti, delle categorie di maggior peso, sono
state inserite al posto di altrettanti pugili
uomini, delle categorie di minor peso (e perciò
considerate meno spettacolari).
Da sempre il pugilato femminile è accolto con
diffidenza e ostilità. Le motivazioni di questo
approccio sono le più varie: sovente si è sostenuto
che è uno sport violento, poco femminile. Altre
volte sono state avanzate ragioni mediche o dubbi
sulla sua natura diseducativa. La stessa
circospezione, gli stessi sospetti, non hanno mai
circondato il settore maschile, nonostante non si
possa certo sostenere sia meno cruento. Un
importante passo nel percorso di emancipazione è
stato fatto con il
decreto Veronesi che, il
12 febbraio 2001, ha autorizzato le ragazze a salire
sul ring in Italia, aprendo la strada al pugilato
professionistico. Adesso, caduto l'ultimo divieto,
si scatena la soddisfazione di quanti hanno sempre
sostenuto la natura nobile di questa disciplina.
Entusiasta
Franco Falcinelli, presidente
della
FPI:«Con l'ingresso del pugilato femminile cade
una barriera fatta di oltre cento anni di storia.
Questa decisione del Cio dà il colpo di grazia a
quelli che dicono che la boxe è solo violenza,
anziché arte ed esercizio di stile».
Lo ringrazia
Petrucci:«È grazie al proficuo
impegno di persone come Franco Falcinelli che è
stato possibile avere questa opportunità storica, a
lui vanno i miei complimenti».
La soddisfazione di
Katia Belillo:«In Italia
adesso c'è una discriminazione in meno, c'è più
spazio per le donne ed è bello che proprio gli
uomini si siano battuti per raggiungere questo
risultato».
A fronte di tanta esultanza, impossibile non
registrare qualche nota di rammarico. Le principali
pugili italiane,
Bianchini e
Galassi
su tutte, non ci saranno.
La Bianchini è stata la prima italiana a
conquistare, nel 2005, un titolo mondiale.
Simona Galassi, atleta di punta del circuito
italiano, è certamente una delle sportive che ha
accolto con maggiore frustrazione il rinvio
dell'ingresso della boxe femminile alle Olimpiadi,
da Pechino 2008 a Londra 2012.
Nel 2008,
ancora all'apice della carriera, la Galassi si è
laureata campionessa del mondo Wbc per i pesi mosca.
Per lei, come per altre grandi pugili, questa attesa
scelta è giunta troppo tardi. Per tutte le altre,
quelle ancora in tempo,
un sogno che si avvera.
Adesso non resta che attendere
le donne al
Vaticano. A quel punto la parità sessuale,
almeno sulla carta, non avrà più roccaforti da
conquistare.