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Telegiornaliste N. 1 del 18 aprile 2005 


"Telegiornaliste" magazine di Silvia Grassetti

La società della comunicazione si sta trasformando a ritmi sempre più serrati in società della comunicazione multimediale: i fatti, le espressioni artistiche, le informazioni sono scambiati sempre più spesso e con sempre maggiore velocità attraverso nuovi canali.
Ed è quando i canali vecchi e quelli nuovi interagiscono che ci accorgiamo di essere a un tempo inventori e fruitori di una comunicazione su molti livelli, e del grande potenziale di informazioni a cui oggi abbiamo accesso - di cui oggi siamo protagonisti.
Telegiornaliste nasce su Internet nel 2001: era l'angolo di una piazza virtuale dove gli internauti mostravano interesse e curiosità per una categoria ben specifica di giornaliste, le conduttrici dei tg, belle, brave, professionali.
L'inventore di questa piazza, Rocco Ventre, aumentò man mano lo spazio virtuale a disposizione dei fans delle tgiste fino a creare un sito web e un
forum, dove da subito le telegiornaliste più attente cominciarono a interagire con i loro ammiratori.
Oggi è la tv a parlare di Telegiornaliste.com, i quotidiani e i settimanali. Siamo di fronte a un fenomeno che inventiamo e viviamo giorno per giorno: l'informazione che riverbera se stessa utilizzando i canali vecchi e quelli nuovi. La televisione, Internet, la carta stampata.
Oggi nasce Telegiornaliste, la nuova testata giornalistica settimanale del sito omonimo. 
Vogliamo parlare di giornalismo televisivo e di tele-giornaliste, far parlare loro sulle nostre pagine di pixels. Vogliamo essere un punto di raccordo critico ed efficace fra la comunicazione sul web e quella via etere e farle incontrare nella dimensione di multimedialità che è diventata una loro caratteristica preponderante.
Vogliamo far crescere la peculiarità del giornalismo odierno: il feedback dei lettori e dei tele-ascoltatori. Creare un circolo virtuoso, e non soltanto virtuale, tra coloro che informano e chi viene informato. 
Perché la società della comunicazione multimediale siamo noi.


MONITOR Telegiornaliste/i+ Telegiornaliste/i - di Filippo Bisleri

Cinzia Fiorato si sta imponendo come una delle migliori  conduttrici dei telegiornali della Rai. Brillante, simpatica,  molto professionale sta dimostrando tutta la sua preparazione anche in reportage e speciali. Una telegiornalista cui senza dubbio va assegnato un bel 7 per il felice periodo professionale e uno dei posti “+” della nostra speciale classifica.
Beatrice Ghezzi  vive il suo momento di maggiore gloria con il ritorno della Champions League. In una redazione molto femminile come è quella sportiva di Mediaset (nonostante notoriamente il direttore Rognoni non ami il popolo femminile), la nostra Beatrice sta imponendosi all’attenzione dei telespettatori. Per lei un 6.5 e il secondo dei nostri posti “+” in classifica.
Elsa Di Gati non poteva mancare nel podio dei “+” della nostra classifica. Giorno dopo giorno dimostra di essere la giornalista giusta al posto giusto aiutando una crescita lenta ma inarrestabile di un bel programma come “Cominciamo bene”. La Di Gati mostra di dare il massimo di se stessa ad un contenitore televisivo che necessitava di una presenza importante come la sua. Complimenti e un bel 6.5 anche per Elsa che completa il nostro podio dei “+”.
Michele Cucuzza conferma il non felice momento personale e de “La vita in diretta”. Gli share del programma non sono più quelli precedenti il caos (con autosospensione) avviato dalle segnalazioni di “Striscia la notizia”. A salvarlo, in queste settimane, ci ha pensato proprio un servizio dedicato alla campionessa di “telegiornaliste”,
Eleonora de Nardis, e altre colleghe Rai. Rimandato con un 5.5 e un posto nel podio dei “-”.
Emilio Fede, con le sue frequenti partecipazioni a “Striscia la notizia” sembra sempre più preso dal mondo dello spettacolo che da quello del giornalismo di cui fa parte da decenni. Il buon Emilio si decida e scelga dove stare. Vale il discorso fatto per Cucuzza: la gente chiede informazione e meno spettacolo. E questo a prescindere dalle simpatie politiche. Rimandato con un 5 e un posto meritato nel podio dei “-”.
La svolta di Maurizio Costanzo (fine del “Costanzo show” serale e passaggio alla fascia della mattina) sembra più dettata dalla volontà di contrastare altre programmazioni (la Rai e l’ottimo “Cominciamo bene” e anche “Omnibus” de La 7). Il programma non convince e si regge sulla solita “compagnia di giro”. A cercare di salvare la baracca provano
Luisella Costamagna e Marica Morelli, ma il “baffo” non decolla. Un 5 di incoraggiamento e un “-” che completa il podio negativo.


MONITOR Le mattine del tg  di Filippo Bisleri

Sono dei lunghi tg mattutini…. Parliamo dei contenitori informativi che uniscono i primissimi tg a quelli dell’ora di pranzo. 
Troviamo dirette, immediate e schiette
Luisella Costamagna e Marica Morelli, le due “perle bionde” di “Tuttelemattine”. Le due giornaliste danno ritmo, concretezza e, qualche volta, anche un pizzico di pepe ad una trasmissione che vuole essere giornalistica ma che a volte rischia di essere prevedibile e scontata. 
E se per Luisella è una splendida conferma che testimonia le sue grandi qualità professionali, per Marica registriamo una piacevole scoperta che la consacra dopo la vetrina di “Omnibus”. 
Un tandem ben assortito, quello messo insieme da Costanzo nel suo nuovo contenitore mattutino di casa Mediaset, ma che deve scontrarsi con il rodato magazine della Rai “Cominciamo bene” che è guidato, sul fronte giornalistico, da una sempre più affermata
Elsa Di Gati. Altra bionda e altra bravissima telegiornalista che con grande professionalità conduce ogni mattina la sua trasmissione (affiancata da un bravo Corrado Tedeschi). 
La coppia Di Gati-Tedeschi mostra come si possa fare un’ottima informazione senza urlare e senza dimenticare nessuno. “Cominciamo bene” interessa davvero tutti e soprattutto parla un linguaggio accessibile e tutti. 
In conclusione, quindi, Rai e Mediaset puntano sulle telegiornaliste bionde (dimenticando però la
de Nardis) mentre su La7 provano a far crescere Paola Cambiaghi che, nonostante il fascino, mostra evidenti limiti di preparazione giornalistica. Anche perché giornalista non è.


CAMPIONATO La prima volta di Ilaria D'Amico di Rocco Ventre

Tiziana Panella infligge a Ilaria D'Amico la prima sconfitta stagionale e si porta al secondo posto. Entrambe rimangono saldamente nella zona play-off insieme alle vittoriose  Mattei e Moreno. Prosegue la striscia positiva della Senette che con la quarta vittoria consecutiva continua a risalire la classifica.
Nel girone 2, in chiave play-off, importante vittoria della
Vanali sulla diretta concorrente Di Gati. Ancora vittorie per Costamagna, Capulli e Todini. Cristina Guerra vince facile contro una Setta ormai allo sbando e si porta a soli tre punti dalla zona play-off.


CRONACA IN ROSA Il conservatore rivoluzionario di Tiziana Ambrosi

Il 2 Aprile 2005 si è concluso uno dei capitoli del grande libro della Storia della civiltà umana. Giovanni Paolo II si è spento, cocciutamente a “casa sua”. 
Mai ci ha nascosto la sua malattia, insegnandoci la grandissima dignità del dolore e della sofferenza. 
 Luci ed ombre, come nella vita e nella storia di qualsiasi personaggio carismatico, si alternano nella storia del suo lungo pontificato: conservatore nell’assolutismo centralizzante, nelle posizioni su aborto e contraccezione, nel parziale abbandono al sostegno della teologia della liberazione; rivoluzionario nella sua capacità di parola, di comunicazione verso coloro con i quali il dialogo si era affievolito se non addirittura spento. 
Forse perchè travolti dall'emozione, ma le luci sembrano prepotentemente schiacciare le ombre, e l'affetto di questi giorni ne è testimone. 
Questi bagliori vogliamo in poche parole ricordare. 
Pensiamo innanzitutto ai giovani, calamitati dai più sperduti angoli del pianeta a riunirsi in folle oceaniche per abbracciarlo (un evento senza precedenti i 4 milioni di persone a Manila) e perché indicasse la via. 
Forse proprio qui sta il suo magnetismo: nella travagliata storia recente d’Europa, come del mondo, solo, si è alzato sopra tutti come guida morale, urlando quel messaggio di pace e fratellanza che nessun leader politico è in grado di dare. 
Il pensiero poi corre alle brecce virtualmente aperte nei muri del dialogo interreligioso: con gli ebrei, i fratelli maggiori, i mussulmani e la visita alla spianata delle moschee, l’ulteriore riavvicinamento alle chiese d’oriente, la mano tesa alla Chiesa di Russia, finora invano. Finora.
Le scuse per tutte le sofferenze che la Chiesa Cattolica ha causato e il perdono per quelle subite nel corso dei secoli. 
E come non ricordare quel muro vero, di calce e mattoni costruito in una notte, che spaccava in due l’Europa preso a picconate già da quell’iniziale “Non abbiate paura!”. 
Sul filo della guerra nucleare con la sua parola di pace Giovanni Paolo II ha contribuito alla nascita senza spargimento di sangue di quell’Europa unita, che ora ci appare la cosa più normale che possa esistere. 
La sua parola e il suo agire vanno al di là della religione. Credenti e non credenti si uniscono con lui in quella parola, pace, che ha saputo trasmettere nei cuori e nelle menti. 
“Mai più guerra” ha tuonato in questi ultimi tormentati anni, e vedere il presidente Bush in ginocchio ai piedi di papa Karol testimonia la stima che si era riuscito a conquistare senza mai piegare le proprie idee al volere dei potenti. 
Il suo ultimo messaggio di pace l’ha lasciato la mattina di venerdì 8 aprile 2005: i grandi della terra, di paesi che non hanno relazioni diplomatiche, che a intervalli si scambiano minacce di guerra, pressati in pochi metri quadrati a rendere omaggio a questo piccolo uomo che con la sua caparbietà e il suo coraggio è riuscito a raccogliere insieme, anche solo per un giorno. 
Lo immaginiamo, dovunque sia, con il suo sorriso bonario e sincero a guardare questa scena. 
Il Capitolo è chiuso, ma il successivo non potrà e non dovrà fare a meno di ereditare quel che è stato scritto nelle pagine precedenti. 


FORMAT Vince l'approfondimento "rosa" di Filippo Bisleri

Promossa a pieni voti, in casa Mediaset, la conduzione serale che alterna
Annalisa Spiezie, Cesara Buonamici e Lamberto Sposini.
I vertici del Tg5 (leggasi il direttore Carlo Rossella ma anche l’editore) approvano lo stile della conduzione del Tg5 delle ore 20.00. Uno stile che sta contenendo l’inserimento di preziosi contributi orientati al commento e all’approfondimento della notizia più che al “gridare” l’evento.
Professionale e rassicurante la Spiezie (una conferma che il Tg ammiraglio delle reti Mediaset ha ben scelto questa valente giornalista sottraendola a Telemontecarlo), briosa e autoironica la Buonanici, preciso e rigoroso Sposini. Insomma, una bella squadra assortita che non sta facendo rimpiangere la direzione del bravissimo Chicco Mentana del quale, recentemente, è stato molto apprezzato lo speciale con Oriana Fallaci.
E le quotazioni di questi conduttori del Tg5 delle 20.00 sono in costante ascesa anche presso il pubblico che apprezza proprio lo stile familiare e schietto di porre le notizie senza drammatizzare e cercando di aiutare la riflessione sugli eventi. Un atteggiamento che si sta trasformando anche in un logico traino per le trasmissioni di approfondimento del Tg5 come “Terra!”.
Veste editoriale più accattivante e contributi maggiori dal corpo redazionale stanno così rilanciando le quotazioni di un telegiornale e dei suoi approfondimenti che sembravano entrati in una piccola crisi dopo l’avvicendamento di Enrico Mentana. Aria nuova, dunque, in casa Mediaset e, ci si consenta di dirlo, aria che premia i telespettatori e valorizza le telegiornaliste e i telegiornalisti del Tg5.


TELEGIORNALISTI Quando, per un foglio, 'Attila' (quasi) perse la capa di Tiziano Gualtieri

Un misto d’ansia, emozione e - anche – terrore. Tutto in diretta tv, davanti a qualche milione di persone. A questo deve aver pensato Attilio 'Attila' Romita, mentre scorreva, lenta e  interminabile quella decina di secondi; mentre le mani, affannosamente, cercavano quel maledetto foglio finito chissà dove; mentre sentiva su di se aumentare la pressione, la curiosità di chi si trovava tranquillamente seduto a casa; mentre nello studio montava quell'alito d’attesa per scoprire come sarebbe riuscito a venire fuori da quella situazione imbarazzante.
Attimi che da tempo non provava. Un lancio perso chissà quando e – soprattutto – chissà dove. Non un lancio qualsiasi: bensì quello di uno dei primi servizi del TG1 delle 20, il telegiornale più importante e seguito dell'intera nazione. Probabilmente quella parte dell'edizione dell'8 aprile resterà negli annali del giornalismo televisivo, magari inserita nel manuale del "Buon giornalista radiotelevisivo" al capitolo "Come si lancia un servizio", con la didascalia: "Così non si fa".
Un normalissimo lancio che si trasforma in una terribile trappola; un attimo di distrazione, il foglio che sparisce e tu che piombi - d'improvviso - nelle sabbie mobili di un servizio di cui non sai assolutamente nulla, ma che devi presentare a chi "pende" dalle tue labbra. Impossibile cercare di scappare: bisogna prendere il coraggio a due mani, fare la figura, sfogliare il più in fretta quei maledetti fogli, una, due e anche tre volte - se necessario.
Cinque secondi che ti ho perso, quanto freddo in questo studio, ma tu non mi hai cercato più, troppa gente che mi chiede dove sei...
E allora bisogna calare le braghe davanti a tutti e ammettere di essere stato preso in castagna. Chissà, magari sarebbe bastato controllare prima i fogli messi lì davanti, oppure alzare semplicemente lo sguardo e leggere uno dei gobbi posti sotto le telecamere. In quei momenti, però, il cervello si stacca dalla ragione, prende un po' di ferie, va nel pallone, il giornalista ritorna nel mondo degli umani e fa la cosa meno ovvia e, talvolta, inopportuna.
Eppure, nonostante tutto, c'è ancora qualcuno che pensa che fare il giornalista in tv sia facile e divertente. Molte volte può essere davvero così, ma non in momenti come quello in cui vorresti solamente sprofondare, sparire, non essere mai andato davanti a quella telecamera. È si, perché quando ti capita di fare una figuraccia, succede davanti a tutti.
Nessuna possibilità d’errore: "il bello della diretta" è sempre in agguato, pronto a piombarti addosso non appena abbassi la guardia. E poco importa se i colleghi ti chiamano 'Attila'.
Da quel momento, l'unica cosa che rischia di non crescere più dopo il tuo passaggio, sono i lanci dei servizi.


TELEGIORNALISTI News dal conclave di Filippo Bisleri

Il conclave che si apre oggi è il primo con i cardinali non stabilmente presenti nella Cappella Sistina. Karol Wojtyla, poi divenuto Papa Giovanni Paolo II, infatti, nella costituzione “Apostolici dominici gregis”, memore anche del suo caldo conclave nel 1978, ha voluto un luogo meno isolato e più confortevole per i cardinali (115 in questa occasione dopo le defezioni dei due porporati ammalati). 
I 115 cardinali, dunque, voteranno sì nella Cappella Sistina, ma dormiranno nell’Ospizio di Santa Marta in camere assegnate con un rigidissimo sorteggio. E si tratta di camere degne dei migliori alberghi dove la rigida clausura rispetto al resto del mondo verrà un po’ meno anche perché la cablatura, di cui è dotata la struttura di Santa Marta, non sarà totalmente eliminabile. Vietati però i cellulari e le interviste con buona pace dei grandi telegiornalisti e delle molte telegiornaliste schierati dalle varie reti per seguire prima l’agonia del Papa e ora, terminati i novendiali, il conclave. 
I telegiornalisti si sono prodigati nello sport di stagione, ovvero il “toto-Papa” schierando in prima linea ora Ratzinger ora l’arcivescovo ambrosiano Dionigi Tettamanzi. L’identikit del Papa, però, stando a fonti bene informate, sarà quello di una persona in grado di assicurare la continuità con il magistero di Giovanni Paolo II e, allo stesso tempo, di garantire qualcosa di più di una semplice transizione. 
Fuori causa (con la sola eccezione di Stafford) gli arcivescovi del Nord America, in molti guardano ai sudamericani che esprimono più di un valido pretendente. Non è escluso che il gruppo dei “curiali”, per avere la certezza della continuità con il magistero di Wojtyla punti proprio sul citato Joseph Ratzinger lasciando Dionigi Tettamanzi (uno che ha studiato da Papa fin da quando era in Seminario prima come allievo e poi come insegnante) sulla prestigiosa cattedra di Sant’Ambrogio a Milano. 
Di ora in ora, però, consapevoli anche di non poter annullare il grosso evento della Giornata mondiale della gioventù di Colonia in agosto, i cardinali stanno anche vagliando la possibilità di affidarsi a Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna. Dalla sua la matrice tedesca e dunque la possibilità di un ottimo impatto sulle autorità e l’organizzazione della Gmg di Colonia e la conoscenza di ben 12 lingue nonché una sicura vicinanza alle idee dell’ultimo Papa che si è seduto sul soglio di San Pietro e che lo inviò a normalizzare la chiesa viennese travolta dagli scandali. 
Schoenborn fu anche in primissima fila nell’organizzazione del Giubileo e gode delle simpatie di Ratzinger, di diversi curiali e del sempre influente ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini che, secondo i soliti beninformati, potrebbe spostare anche 35 voti su un papabile a lui gradito. 
I locali climatizzati di Santa Marta, dunque, potrebbero anche essere occupati per poco tempo dai cardinali e la Chiesa avere presto il suo nuovo pastore. Il cui primo incarico sarà quello di avviare il processo di beatificazione del predecessore. Quindi l’organizzazione di Colonia per conquistare il cuore dei Papaboys e dei telegiornalisti e delle telegiornaliste che hanno accompagnato anche con le lacrime (vedi
Paola Rivetta) la morte del Pontefice. 


EDITORIALE Se a far notizia sono solo le gambe di Tiziano Gualtieri

Li chiamano mezzibusti a "causa" della classica inquadratura, eppure molti vorrebbero che le telecamere ritornassero a riprenderli a figura intera. Con il proliferare delle giornaliste in tv, infatti, è aumentata anche l'attenzione degli spettatori verso tutto il resto del corpo, soprattutto quello che - solitamente - non si vede.
Sono nate così, vere e proprie discussioni riguardo le gambe di questa giornalista o le calzature dell'altra, fino alla spasmodica ricerca di qualsiasi immagine che ritragga, rigorosamente a figura intera, la cronista preferita.
Sembra quasi che molto dell'appeal di colei che è in video, dipenda da ciò che - in un certo senso - è proibito, che va fuori dalla "tradizione" televisiva.
Poco importa della notizia, del modo di porsi della giornalista, della sua bravura professionale; la domanda è sempre la stessa: com'era vestita? Il tutto con buona pace per gli stilisti che iniziano ad essere presi sempre più considerazione.
Si, perché una gonna in più o una in meno, uno spacco giusto o un accavallamento, possono far cambiare totalmente il gradimento di un tg. I primi ad accorgersene sono stati quelli del tg de La7, benedetti da tutti gli amanti del cosiddetto scoscio. Quel tg, ma soprattutto l'inquadratura larga che per molto tempo ha fatto tendenza, rimarranno nella storia e nella mente (e negli occhi) di tanti. Una scelta - forse - azzardata, ma sicuramente ben accetta, a tal punto da gettare nel panico quando l'inquadratura larga non veniva utilizzata o addirittura fu deciso di abbandonarla e di rinnovare totalmente lo studio.
Altro aspetto da non sottovalutare, infatti, è la scelta della scenografia dello studio che viene seguita con molto interesse da chi è a casa: un tavolo più o meno trasparente può fare la felicità o la disperazione dei telespettatori. Così, quando anche il tg1 decise di cambiare, lo sconforto si impossessò degli amanti del "proibito" giornalistico. I produttori di scrivanie trasparenti, sono avvisati.
Per alcuni la mattina senza le gambe di
Cristina Guerra, infatti, non è una buona mattina; diventa addirittura "disastrosa" se si presenta indossando i pantaloni.
Una volta si seguiva il tg per conoscere le notizie, ora si è inserito anche uno spirito voyeuristico su ciò che si vede (e viene mostrato) di chi è in video. D'altra parte, però, è anche giusto che si punti - a volte - sulla femminilità. Diverse sono le operatrici dell'informazione che, oltre a essere brave, sono anche belle e hanno da mostrare.
Il tutto, però, deve essere fatto senza che si corra il rischio che il lavoro delle telegiornaliste venga sminuito e che si apprezzi solo quello di chi "osa" (fisicamente parlando) di più.
Perché parafrasando Jo Squillo e Sabrina Salerno, anche nel giornalismo oltre le gambe c'è di più.


 
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Telegiornaliste: settimanale di critica televisiva e informazione - registrazione Tribunale di Modena n. 1741 del 08/04/2005
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