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Telegiornaliste N. 5 del 16 maggio 2005


Primo comandamento: fare comunque informazione di Tiziano Gualtieri

Le difficoltà legate alla possibilità di fare del giornalismo libero, raccontate - ancora una volta - da chi, lontano da "strani" filtri, cerca di vedere le cose nella maniera più neutra possibile. Una figura professionale, quella del giornalista, che è molto scomoda e che risulta essere difficilmente controllabile.
Questa settimana apriamo una finestra su uno dei programmi d'inchiesta più importanti e meglio realizzati degli ultimi anni. Relegato a pochi intimi, Report si conferma sempre più unico (o quasi) vero programma di approfondimento giornalistico, trasmissione che punta a fare chiarezza nel buio delle istituzioni e delle aziende.
E se non bastasse, a dissuadere i giornalisti da fare il loro lavoro, giungono anche le minacce di morte - più o meno velate - dirette a giornalisti colpevoli di voler mandare in onda, in seconda serata, l'interessantissimo documentario sulla condizione delle donne musulmane. Ingerenze condotte da parte di sedicenti gruppi musulmani a cui il giornalismo italiano può rispondere "picche", dimostrando - una volta per tutte - di essere libero.
Infine, ecco che si insinua anche il dubbio che, ancora una volta, si debba assistere a una sequela di verità nascoste. Niente treni o aerei, ma semplicemente un'auto e qualche proiettile in più ad un check point maledetto.
Molta importanza è ricoperta anche dalle voci, a volte più identificabili degli stessi nomi o volti. Così capita anche che tra le più imitate ci sia anche quella di Sandro Piccinini che entra, di fatto, nel novero dei più grandi telegiornalisti sportivi.
Anche questa volta i più e i meno della settimana, con il telegiornalismo femminile che si ricava - nuovamente - il suo angolo di celebrità dimostrando un apprezzamento per l'altra metà del cielo (o della redazione) sempre in crescita, anche - e soprattutto - dal punto di vista professionale. Tra i bocciati i due giornalisti più famosi dell'ultimo periodo televisivo. Chicco "mitraglietta" Mentana, un po' scomparso dalle scene e quel Francesco Giorgino che non è più riuscito a dimostrare di aver superato quello strano periodo di impasse successivo al dopo Festival di Sanremo: della vicenda della sospensione di Giorgino dal Tg1 di Mimun vi parleremo nel numero in uscita lunedì prossimo.
Spazio anche a chi, per caso, è diventata una di noi:
Chiara Ruggiero che fin da subito ha dimostrato di trovarsi a suo agio all'interno di questo grande "contenitore" di pensieri e idee. Lo spaccato che se ne ricava tratteggia una professionista tanto aperta e cordiale, quanto rigorosa, segno evidente che le persone precise possono risultare anche simpatiche.
Infine, apriamo questa settimana la prima delle quattro puntate di avvicinamento al referendum: ogni settimana la spiegazione di un quesito per riuscire a capirne di più e per distinguersi da una sorta di silenzio stampa mediatico.
Una situazione incomprensibile, ma che - fortunatamente - non ci coinvolge.


MONITOR Chiara Ruggiero, una stella nascente di Filippo Bisleri

Chiara Ruggiero è, in tutti i sensi, una di noi. È una telegiornalista, è una professionista e, soprattutto, dialoga con i suoi fans attraverso www.telegiornaliste.com. Insomma, Chiara, una giovane telegiornalista televisiva con la passione per la cioccolata (contagiata per caso da Beatrice Ghezzi nel comune periodo all’Olimpia basket?) e per il basket. E non dimentichiamo il suo amore smodato per i tropici, il ballo, e… il riposo.
E nell’attesa che l’amore bussi, travestito da “Principe azzurro” nella sua vita, la nostra Chiara brilla per il suo contributo (purtroppo non in video) a “Netc@fè”. Nelle sue incursioni in video, comunque, Chiara conferma quello che di lei appare attraverso il
forum di Telegiornaliste: è una ragazza solare, un’amicona. Ma sul lavoro è estremamente professionale e rigorosa. Mai un ritardo nella definizione di un servizio giornalistico e mai approssimativa. Chiara Ruggiero è precisa, non solo perché costretta dalla rigorosità dei meccanismi televisivi… È così per carattere. Non sa fingere e vive il giornalismo come una realizzazione personale, come un modo per dire chi è lei pienamente.
Il suo scarso desiderio di apparire in video, nonostante un’indiscutibile bellezza (lo possiamo affermare per diretta esperienza), ci ricorda come Chiara preferisca di gran lunga il poter affermarsi come giornalista alla visibilità che può dare la presenza in un programma o la conduzione di un telegiornale. Certo, non tutti i nostri lettori hanno potuto vedere Chiara in video, durante i suoi servizi televisivi o nelle sue incursioni in manifestazioni varie, ed è un peccato, perché Chiara è una telegiornalista solare. Potremmo accostarla, per stile e modo di porsi, alla grande
Monica Vanali per briosità o a Beatrice Grezzi per umiltà. Un mix niente male…
Soprattutto, siamo sicuri che la nostra Chiara Ruggiero farà tanta strada. Lo merita, ne ha le capacità e sarebbe il sintomo che il giornalismo crede davvero che la “gavetta”, come ai bei tempi, formi le telegiornaliste brave. Come Chiara.


CAMPIONATO Arrivederci Floriana di Rocco Ventre

Nel girone 2 dopo la retrocessione di Monica Setta è arrivato il verdetto di condanna anche per Floriana Bertelli: per la prima volta la telegiornalista del Tg3 dovrà disputare un campionato di serie B e non potrà quindi aspirare a vincere il titolo. il miglior campionato disputato da Floriana fu quello dell'edizione n. 7 quando arrivò a un soffio dai playoff perdendo lo spareggio decisivo con Francesca Todini.
Sconfitta un po' inaspettata per Monica Vanali contro l'omonima Gasparini e così Elsa Di Gati si rilancia per i playoff. Nel girone 1 ancora nessun verdetto ufficiale: tutte sono ancora in corsa per un obiettivo.


CRONACA IN ROSA Le verità nascoste di Fiorella Cherubini  

Sul caso Calipari è stato ormai detto tutto ed il contrario di tutto: ovvero niente di verificato e definitivo. Non la verità, magistralmente occultata dalle coltri di opportunismo diplomatico di USA e Italia. Giuliana Sgrena, giornalista de Il Manifesto, rapita dagli iracheni, è stata liberata, ricordiamo, grazie allo 007 italiano Nicola Calipari, morto purtroppo sotto i colpi sparati da un drappello di marines nei pressi dell'aeroporto di Baghdad.Questi, gli unici dati reali, in un ginepraio di notizie che -negli ultimi giorni - i telegiornali hanno fornito, certo non con l’intento, ma purtroppo con l’unico risultato di confondere le idee dei telespettatori.
E così, mentre il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini ed il Segretario di Stato Americano Condoleeza Rice conversano amabilmente per telefono, ribadendosi a vicenda il dispiacere per il mancato raggiungimento delle tanto auspicate “conclusioni condivise”,il nostro Premier, Silvio Berlusconi, si presenta in Parlamento e, quale deus ex machina, pone la parola fine a questo tragico episodio senza fornire alcuna delucidazione sull’argomento: solo rassicurando gli italiani che i rapporti tra Italia e USA non s’incrineranno certo per un paio di opinioni discordanti.
Forse gli "addetti ai lavori" ritengono sufficiente definire Calipari un eroe per credere di aver trattato in modo esaustivo la vicenda; ma questo semplice appellativo basterà a lenire i dolori e a soddisfare la volontà di sapere dei familiari del funzionario del Sismi e di tutti i cittadini italiani?
Appare, pertanto, evidente che le relazioni internazionali abbiano acquisito una priorità assoluta, relegando al secondo posto la verità sulla morte di un uomo.
Così, mentre il sacro fuoco della politica incita i potenti a caldeggiare le alleanze; mentre il sacro fuoco della scrittura impegna i giornalisti a raccapezzarsi in una matassa di notizie confuse e contraddittorie, per trovarne il bandolo; il “sacro fuoco amico” degli americani ha colpito ancora.

 


CRONACA IN ROSA 12 e 13 giugno 2005: Referendum sulla procreazione assistita di Silvia Grassetti

Non fa piacere constatare come l’informazione sul prossimo referendum in merito alla procreazione assistita sia totalmente assente dalla televisione e dagli organi di comunicazione di massa.
La questione è certamente complessa, ma un dato su tutti deve farci riflettere: se i cittadini non si recheranno a votare, non avranno più la possibilità di modificare la Legge 40/2004.
Al di là delle prese di posizione moralistiche, cattoliche o progressiste, crediamo che un semplice orientamento vada riconosciuto: il diritto all’autodeterminazione, ovvero la libertà della donna, in primis, della coppia, in secondo luogo, di decidere su un tema tanto personale e intimo da rendere fuori luogo qualsiasi ingerenza esterna volta a impedire l’accesso alle cure all’avanguardia, o, peggio, che metta a rischio la salute dei cittadini.
Da questo numero, e per quattro settimane, cercheremo di sopperire, per quanto possibile, al silenzio stampa mediatico, fornendo ai nostri lettori alcuni ragguagli sui quattro quesiti referendari del giugno prossimo.
Primo quesito referendario: Per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori.
La Legge 40/2004 impedisce di utilizzare le cellule staminali prelevate dagli embrioni non utilizzati per la fecondazione artificiale. Queste cellule, moltiplicandosi grazie all’intervento dello scienziato, consentirebbero di curare gli organi vitali colpiti da malattie come il cancro, il diabete, le sclerosi, e molte altre.
In Italia sono 12 milioni le persone la cui speranza di guarigione è legata alla possibilità di fare ricerca e utilizzare le cellule staminali embrionali. A chi obiettasse che la ricerca è attualmente possibile su cellule adulte, ricordiamo che fino ad oggi non è stata scientificamente provata l’esatta corrispondenza fra quelle, e le cellule staminali embrionali: queste ultime, per il momento, rappresentano l’unica via percorribile e sicura per combattere malattie gravemente invalidanti o mortali.
Votando ”sì” si indica la propria volontà all’utilizzo per i fini di ricerca delle cellule staminali.


FORMAT Telegiornaliste/i + Telegiornaliste/i - di Filippo Bisleri

È un modello di giornalismo, un nuovo modello. Certamente un modello molto legato alle icone giornalistiche lanciate da Emilio Fede. Che, sebbene criticato per molti suoi atteggiamenti nei confronti del suo editore, è, per contro, elogiato per averci regalato brave (e belle) tgiste.  Sulle quali, tra tutte, sta spiccando la varesotta (è nata nella cittadina di Tradate ed è cresciuta tra Cislago e Gerenzano) Francesca Senette. Brava, ironica, briosa, sia quando conduce il Tg4 sia quando è al timone di “Sipario”. D’altra parte ha lavorato con Montanelli alla “Voce”. Per lei un meritato “8”.
I dati dicono che
Cinzia Fiorato ha “bucato lo schermo” ancora una volta nelle sue ultime conduzioni del Tg1 della notte. La Fiorato, torniamo a ribadirlo, si sta imponendo alle cronache come il nuovo volto del telegiornalismo rosa. Brava Cinzia e bravi i vertici Rai che credono in lei. Ma lanciamo una provocazione: perché non affidare anche a Cinzia qualche reportage in più? Brava, è brava, e il suo reportage dallo Sri Lanka lo dimostra. Occorrerebbe che qualcuno la promuovesse in spazi informativi in grado di valorizzarla ancora di più. Per lei il secondo gradino del podio con un bel “7”.
Un’icona di giornalismo sia per molte donne sia per molti uomini che si sono affacciati alla ribalta televisiva. Parliamo di
Tiziana Ferrario, da diversi anni in quota al Tg1 e sempre garbata e tranquilla. Avrebbe meritato ben altri successi professionali la nostra Ferrario, ma non si è mai lamentata. Il suo stile è rimasto immutato e sempre fresco ed avvincente come quello di un familiare o di un’amica fidata che ti racconta una vicenda. Grazie Tiziana, continua così. Per te un meritato “6.5” e un augurio per il campionato.
Sarà anche bello, sarà stato anche a Sanremo, ma le ultime uscite di
Francesco Giorgino lasciano un poco sconcertati. E, soprattutto, deludono quanti speravano di vedere un nuovo telegiornalista imporsi e scalzare così la schiera dei Vespa e simili che hanno guidato la Rai per anni e costantemente riempiono lo schermo della tv di Stat. Giorgino, ti rivogliamo come eri prima di Sanremo: un vero giornalista. Rimandato con un “4.5”.
Giornalisti televisivi non ci si inventa. Qualcuno, poi, non pago di dirigere quotidiani con vendite non eccelse, si cimenta comunque nell’avventura e, diciamolo francamente, con ben poco lusinghieri risultati. Parliamo dell’amico Xavier Jacobelli che, sinceramente, preferiamo al timone del “Giorno” o del neo-nato “Qs” (per il quale facciamo i nostri complimenti e auguri). Rimandato con un “5”.
Enrico Mentana ha lasciato, forzatamente, la guida del Tg5. Ne ha ricevuto tanti attestati di solidarietà (alcuni immaginiamo di circostanza) e la possibilità di realizzare una bellissima intervista con Oriana Fallaci, la giornalista che, al pari di Fede, o si ama o si odia. Dopo la speciale ed esclusiva intervista alla Fallaci il silenzio. Chicco, chiediamo un nuovo interessante contributo all’informazione da chi come te ne è capace. Sfrutta i mercoledì liberi dalle Coppe della tua Inter e regalaci un sorriso… Per ora attendiamo e ti mettiamo sul contropodio con un “5.5”.


FORMAT Report: senza peli sulla lingua di Tiziana Ambrosi

Come da tradizione Rai 3 propone in prima serata una delle trasmissioni più interessanti e frizzanti degli ultimi anni. Il programma in questione, Report, nasce come seguito naturale nel 1997 di "Professione Reporter".
Il taglio di Report è quello del giornalismo d'inchiesta, lo stesso inventato da Gianni Minoli, ma probabilmente con qualche soldo in meno e qualche denuncia in più.
I fronzoli son ben pochi: la conduttrice ed ideatrice, la veterana
Milena Gabanelli, conduce in una stanza poco illuminata in cui campeggia in rosso il logo del programma. La trasmissione si occupa prevalentemente dei bachi della società civile: sanità, lavoro, burocrazia, sprechi di denaro pubblico. Temi non certo facili per chi sta in alto, e alle domande deve rispondere, anziché porle.
Tutto all'insegna della sobrietà: nella scenografia, nel carattere della conduttrice, nello svolgimento delle inchieste. Basti pensare che la redazione è composta di tre persone che mantengono i contatti con l'Azienda e con gli autori, che da parte loro sono tutti freelance, quindi autofinanziano le proprie inchieste: telecamere, spese, montaggio sono quindi a loro carico, i pezzi prodotti vengono poi venduti a Report, senza quindi intermediazione di società esterne. Questo permette di giungere celermente al sodo delle questioni, senza aver paura di calpestare i piedi a qualcuno: ed infatti la collezione di denunce notificate al programma ha ormai bruciato qualsiasi record precedente (da menzionare quella ricevuta dalle Ferrovie dello Stato, che, non paghe, licenziarono i dipendenti per i quali la sicurezza dei passeggeri veniva compromessa, i quali avevano osato rivelare retroscena di questo tenore).
Tutto ciò non ferma lo spirito battagliero di chi cerca risposte alle domande semplici che il cittadino si pone, e l'ascoltatore affezionato vive nel terrore che la trasmissione chiuda i battenti prima del previsto: l' "arrivederci alla prossima stagione" suona quasi più come una speranza che come un congedo temporaneo.
Finora fortunatamente, e quasi miracolosamente, Report è stato premiato dal passaggio in prima serata (inizialmente era programmato per la seconda serata), ed ottiene una media di ascolto di poco più di tre milioni di telespettatori, un valore piuttosto soddisfacente, considerando il target del prodotto.
La serie, partita ad aprile 2005, è incentrata sul confronto tra Italia e Stati Uniti: con inchieste parallele nei due Paesi si sono analizzati vizi e virtù relative a temi scottanti, quali la giustizia, la sanità, i trasporti.
Una trasmissione che si pone domande non sempre riesce a dare risposte (spesso gli interlocutori risultano alquanto laconici), ma quantomeno pone sempre in luce storture che altrimenti sarebbero taciute senza scampo.
Da sottolineare infine che i casi indagati non vengono lasciati a loro stessi, poichè dopo qualche tempo gli autori tornano sui luoghi delle inchieste per vedere "come è andata a finire": esattamente il titolo di una delle rubriche della trasmissione.


TELEGIORNALISTI Sandro Piccinini, la “voce” più imitata di Filippo Bisleri

Sandro Piccinini è, per il calcio di Mediaset, ovvero quello delle Coppe Europee, in attesa del decollo del digitale terrestre, “la voce” di tante telecronache. A lui, è anche affidata la conduzione del programma di punta dello sport delle tv che fanno capo a Fedele Confalonieri, ovvero “Controcampo”. Un programma che oggi è anche un settimanale acquistabile in edicola come pure on-line.
Piccinini, non molti lo sanno, è, nella realtà, un particolare collaboratore delle reti del “biscione”: un po’ la versione in “salsa Mediaset” di Bruno Vespa per la Rai. E' infatti il volto e la voce di numerosi programmi Mediaset di calcio, ma a Milano, in redazione, c'è pochissimo, fedele e geloso com’è della possibilità di lavorare e vivere nella sua Roma. Una città che egli ama e che apprezza.
Sobrio, educato, Piccinini si presenta come un gentleman e, nel panorama televisivo sportivo di una tv urlata (leggasi ad esempio il “Processo di Biscardi”, inno al trash televisivo), appare un po’ come una figura fuori dagli schemi. Ma, forse proprio per questo motivo, Sandro Piccinini, cresciuto a pane e calcio (suo padre fu un valido terzino di Juventus e Milan e vestì anche la maglia della Nazionale maggiore italiana) trova anche molti consensi. Tra il pubblico (e questo lo rende particolarmente felice) e tra i comici che ormai gareggiano per farne l’imitazione.
Dopo quella targata “Mai dire gol” di Neri Marcorè è ora arrivata anche quella, riuscitissima, a detta dello stesso Piccinini, di “Colorado Cafè”. E quando un personaggio comincia ad essere imitato significa che la sua popolarità è in crescita, che il pubblico lo prende come un riferimento. Il fatto poi di mettere molta pacatezza nelle conduzioni dei programmi e di “spingere” nei momenti giusti le squadre italiane nei confronti delle Coppe Europee fanno del Sandro “nazionale” un giornalista modello. E le imitazioni di cui lo fanno oggetto i comici, invece, lo rendono oggetto di molte battute nella redazione sportiva di Mediaset. Una redazione molto giocosa che Sandro ama come se stesso e con la quale lavora con un’intesa perfetta. Tanto che prendere l’aereo per raggiungere Milano e condurre “Controcampo” o fare una telecronaca è, per lui, come fare una rimpatriata.
E gli spettatori si accorgono del bel clima e premiano con gli ascolti le performance del nostro Piccinini.


EDITORIALE No alla "Submission" alla fatwa di Tiziano Gualtieri

Continua il momento difficile di "Punto e a capo" e per Giovanni Masotti. La trasmissione di Raidue, nata male e che prosegue peggio, continua a generare malumori sempre più evidenti che questa volta, potrebbero portare a conseguenze davvero difficili da sopportare e da capire. Dopo la conduzione da separati in casa tra Giovanni Masotti e Daniela Vergara (che alla fine ha abbandonato la trasmissione), le aspre polemiche scoppiate dopo la messa in onda del filmato di Fabio Cannavaro con il non doping fatto passare - invece - come tale, ora ci si mettono anche i sedicenti musulmani e le loro poco velate minacce.
Che fare il giornalista sia - a volte - un mestiere difficile, è evidenziato tutti i giorni. Tante le pressioni, tanti i tentativi di influenzare colui che scrive, tante le interferenze più o meno legali. Ma che ora giunga anche una fatwa, la sentenza di morte dei terroristi islamici, è davvero troppo.
Masotti, il vicedirettore di Raidue con delega all'informazione e conduttore della trasmissione, è stato oggetto di svariate telefonate minatorie in lingua araba; stessa cosa per Max Parisi, un giornalista della trasmissione.
La colpa era quella di voler trasmettere, il 12 maggio, la proiezione del film "Submission", girato dal regista olandese Theo Van Gogh, film che narra la condizione femminile nell'Islam e che è costato la vita al regista assassinato da un fondamentalista offeso dai contenuti ritenuti "blasfemi".
Ora le minacce e la "maledizione" che aleggiano attorno al cortometraggio sono giunte anche da noi. Non serve andare all'estero, quindi, per assistere a "distinti signorotti" che, in qualsiasi modo, tentano di pilotare l'informazione. Ma, forse, sarebbe il caso di spiegare loro che l'Italia - quando serve - non è il terreno dove, per il "fenomeno" di turno, è facile fare il bello e il cattivo tempo.
Un detto arabo dice: coloro i quali sono inclini al compromesso non potranno mai fare una rivoluzione. In questo caso nessuno vuole la rivoluzione, solamente la possibilità di ribadire - ancora una volta - che i giornalisti italiani non si fanno intimorire né dagli avvocati, né dalle minacce di presunti musulmani che non hanno capito che l'Italia non è l'Iraq.
Nonostante tutto, Submission è stato trasmesso senza stravolgimenti di alcun tipo permettendo ai telespettatori di vedere il film sotto accusa. 

 
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