Le
stagioni del giornalismo di
Valeria Scotti
A che punto è il giornalismo? Potremmo dire tutto e dire nulla. Qualche
giorno fa Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, è tornato a parlare della
situazione italiana in merito alla
concorrenza del web. Ha così
sottolineato quanto quest’ultimo non cancelli l’industria del giornalismo,
semmai lo cambi. «È essenziale che la funzione del giornalista non venga
meno; il giornalista ha un compito informativo indeclinabile e non
sostituibile dal flusso di notizie che scorre nella rete».
Dati alla mano, occorre ammettere che la
lettura dei quotidiani è in
«strutturale diminuzione e nulla è avvenuto in questo anno per incentivarla.
Non c’e’ stato recupero di risorse pubblicitarie dei giornali da internet,
nel quale invece crescono le risorse attratte dai motori di ricerca».
Calabrò, dunque, ha invocato per il settore dell’editoria il governo della
trasformazione tecnologica. «I principali giornali ormai integrano la
versione cartacea con i servizi on line, che vengono aggiornati
continuamente. Due mesi fa il premio Pulitzer per il giornalismo
investigativo e’ stato assegnato ad un sito internet, ProPublica.org».
Ora, da qualsiasi punto lo si voglia vedere, il giornalismo non è (ancora)
morto. A settembre partiranno nuove iniziative come il GAmE, corso di
giornalismo ambientale organizzato da CIRPS, Centro Interuniversitario di
Ricerca per lo Sviluppo sostenibile dell'università la Sapienza di Roma, in
collaborazione con l'Associazione Italiana Economisti dell'Energia - Aiee e
Ises Italia, e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Un corso
rivolto a giornalisti, professionisti e operatori della comunicazione, ma
anche a laureati e diplomati il cui obiettivo è quello di accrescere la
capacità dei media di trasmettere informazioni puntuali e chiare sulle
tematiche energetiche e ambientali a livello internazionale, nazionale e
locale.
A Milano invece, sempre a settembre, si avvierà il nuovo biennio del master
della scuola di giornalismo Walter Tobagi-Università degli studi di Milano.
Trenta i posti disponibili.
E Vittorio Zambardino, sulle pagine di
Repubblica.it, ci regala in
questa calda estate una realtà a noi ben nota con tanto di punto
interrogativo: «In questo Paese massacrato, in cui un giorno sì e l’altro
pure uno schieramento che va dal presidente del consiglio al barista sotto
casa inveisce contro i giornali (per la televisione c’è un rito
“alleviato”), il giornalismo resta non solo un valore ma
perfino un
“lavoro” per il quale spendere, spostarsi, faticare e mettere in gioco
aspirazioni e desideri. E io non ho ancora capito se questo è
un miracolo
o un disastro. Una forza o una debolezza».